Tor di Valle, il piano naufraga. Parsitalia in crisi taglia i posti

“Dopo la crisi politica, credete che lo stadio si faccia ancora? Mi sembra difficile”, ammette Attilio Vallocchia, della segreteria della Filca-Cisl

di Redazione, @forzaroma

Pallotta nel fine settimana a Roma, ma intanto il suo progetto per la costruzione dello stadio rimane impantanato in Regione, bloccato dalle falle presenti negli elaborati consegnati dai privati. E come se non bastasse Parsitalia, il gruppo del costruttore Luca Parnasi, ha fatto partire licenziamenti di massa. Come riportato nell’edizione odierna de “Il Messaggero”, la Parsitalia General Contractor, attiva nel settore delle costruzioni, ha dichiarato 30 lavoratori in esubero su 59 dipendenti. La Parsitalia Real Estate invece ha avviato la procedura per 38 esuberi su 85 dipendenti. Nel complesso, dipendenti quasi dimezzati. «Il gruppo sperava molto nel progetto Tor di Valle – spiegano dalla Filca Cisl, che due giorni fa insieme a Cgil e Uil ha indetto un’assemblea dei lavoratori – Ma ora che la costruzione dello stadio si sta allontanando, hanno deciso di aprire la procedura di licenziamento collettivo». Nei mesi scorsi, da quando il Comune ha avviato l’iter per dichiarare la pubblica utilità dell’opera, sono fioccate le stroncature contro l’operazione: dalle critiche mosse da Legambiente e Italia Nostra contro «l’Ecomostro» di cemento, ai pesanti rilievi avanzati dall’Istituto nazionale di Urbanistica, che ha parlato di un «Piano regolatore stravolto». Nelle ultime settimane l’operazione Tor di Valle ha perso anche il sostegno della giunta Marino e in particolare dell’ex assessore all’Urbanistica, Giovanni Caudo. «Dopo la crisi politica, credete che lo stadio si faccia ancora? Mi sembra difficile – ammette Attilio Vallocchia, della segreteria della Filca-Cisl – Loro già avevano problemi strutturali nell’assetto del gruppo, hanno aspettato per aprire la procedura perché speravano in questo progetto. Ma ora si sta allontanando». I sindacati hanno un incontro venerdì con la società. Se non si dovesse trovare un accordo sui licenziamenti, «partirà lo stato di agitazione».

(L. De Cicco)

 

 

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