Storia di Edin, guerra e gol

Felix Magath fu bravo ad intuire che Edin avrebbero fatto la differenza in area di rigore. In Germania Dzeko dopo la prima stagione di assestamento con 9 reti, si scatena nella seconda realizzando 36 gol in 42 partite e trascindando il Wolfsburg alla vittoria del titolo

di Redazione, @forzaroma

Non è stata un’infanzia felice quella vissuta da Edin Dzeko. Nonostante questo Edin non ha mai rinunciato alla sua grande passione, così come sua sorella Merima è riuscita alla fine a fare la giornalista. «Anche se il calcio non può risolvere problemi tanto grandi, può aiutare a non farti pensare. Abbiamo vissuto nell’incubo, sapendo di poter morire in qualsiasi momento. Ho avuto tanta paura».
All’età di 6 anni Dzeko tifava Milan, quello di Van Basten. Oggi nella sua terra è l’idolo assoluto  tra i ragazzini. Il 70 per cento delle maglie vendute della nazionale hanno sulle spalle il suo numero 11 e il suo cognome.

 

L’altezza, 193 centimetri, non lo ha mai penalizzato. Soprattutto non ne ha mai limitato la tecnica. Nelle giovanili dello Zeljeznicar giocava da centrocampista proprio per la sua capacità di usare i due piedi e avere una discreta visione di gioco, ma i gol erano pochi. All’età di 19 anni cambiò ruolo e in 15 partite realizzò 6 reti. Nel gennaio 2006 tornò al Teplice, dove restò per un anno e mezzo, e l’anno successivo lo nominarono il miglior straniero del torneo grazie ai 13 gol in 30 partite.
Felix Magath fu bravo ad intuire che Edin avrebbero fatto la differenza in area di rigore. In Germania Dzeko dopo la prima stagione di assestamento con 9 reti, si scatena nella seconda realizzando 36 gol in 42 partite e trascindando il Wolfsburg alla vittoria del titolo. L’anno dopo con 22 gol invece vinse la classifica cannonieri della Bundesliga.

 

Nel gennaio del 2011 passa al Manchester City di Roberto Mancini per 35 milioni di euro. Anche in Inghilterra il bosniaco esplode nella seconda stagione. L’annata migliore è però la quarta dove realizzò 26 reti tra Premier e coppe, vincendo ancora il campionato.

 

Adesso l’arrivo in Serie A, un campionato che il bosniaco amava da piccolo ma che aveva denigrado qualche tempo fa: «Prima da voi c’erano i migliori giocatori, uno spettacolo. Adesso è tutto diverso. La percezione che abbiamo del campionato italiano è negativa. Troppi scandali, stadi vecchi e poco sicuri. E’ questa l’immagine del vostro Paese che arriva da noi».

 

A convincere il bosniaco ad approdare alla Roma sono stati Martina e il suo amico Miralem Pjanic. Martina è nato a Sarajevo come Dzeko ed è grande amico del papà di Edin. E’ stato prorpio l’ex portiere della Lazio a convincerlo di andare alla Roma. Pjanic, invece, ha tenuto aperti i contatti con Trigoria nei momenti più delicati.

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