Serie A, futuro in chiaro scuro

Serie A, futuro in chiaro scuro

I presidenti non hanno preso affatto bene l’idea di Spadafora. Il rapporto tra i venti club di A e le televisioni che detengono i diritti non è certo idilliaco

di Redazione, @forzaroma

Ci risiamo. Nel momento in cui la serie A sta per tornare riecco spuntare puntuali le gare in chiaro, scrive Emiliano Bernardini su Il Messaggero. Un cavallo di battaglia del ministro Spadafora. E primo passo verso una nuova rivoluzione: la modifica della Legge Melandri.

La proposta è eliminare la no single buyer rule, il divieto di vendere tutto ad un solo operatore ma in ballo c’è anche il divieto di esclusiva che farebbe felici le big del nostro campionato. Si vedrà. Per ora però è l’ennesimo nodo da sciogliere.

La Lega è contraria e le tv non possiedono i diritti in chiaro. Per farlo serve un intervento del governo che consenta una deroga alla Legge Melandri. Antipasto anche della trattativa sui diritti 2021-24 che si svolgerà in autunno. Il vero problema sono i soldi. Quelli che interessano la serie A che non si rassegna alla pandemia e pretende almeno un miliardo a campionato, più gli introiti dall’estero (Img garantisce 371 milioni). Sky vuole lo sconto visti i tre mesi di stop del campionato. E le gare in chiaro sono un ulteriore assist che i presidenti non hanno preso affatto bene. Il rapporto tra i venti club di A e le televisioni che detengono i diritti non è certo idilliaco. La sesta rata è sempre in bilico. Sky non ha saldato i 131,6 milioni di euro di maggio. Mancano anche gli altri 81 milioni di Dazn e Img. Il ministro Spadafora, volendo in qualche modo cavalcare un’onda populista, si è lasciato andare a quel «vedere la Diretta Gol a chi non è abbonato».

Se l’obiettivo è evitare assembramenti, questo risolverebbe poco o nulla. Lo spezzatino proposto per le gare, ossia tre diversi orari con partite spalmate su tre o quattro giorni (si parla anche di un possibile posticipo del lunedì), garantirebbe a Diretta Gol non più di tre gare contemporaneamente durante il week-end. E solo per la fascia delle 18,45.

Quasi mai ci sarebbero big match destinati alla finestra delle 21. Andrebbe meglio nei turni infrasettimanali. E poi di fatto si parla solo delle partite di Sky visto che il programma è esclusivo dell’emittente di Rogoredo.

Oggi a Milano c’è il Consiglio di Lega. I presidenti si riuniscono per parlare di diritti tv, appunto, e del calendario. In primis si valuterà l’atteggiamento da tenere con Sky, Dazn e Img. C’è chi spinge per usare il pugno duro (Lotito e De Laurentiis) e chi per essere più morbido (Agnelli). E poi la questione delle date. L’obiettivo resta il 13 ma è più probabile si riparta il 20.

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