Roma, un passo indietro

di Redazione, @forzaroma

(Il Messaggero – U.Trani) Dall’entusiasmo alla rabbia. In poche ore. Perché il primo giorno di James Pallotta da nuovo presidente del club giallorosso coincide con la ribellione dei tifosi della Roma per la cessione di Bojan Krkic al Milan.

Stavolta la protesta è condivisa e totale. Basta andare sulla pagina Facebook della società di Trigoria per capire quanto l’addio dello spagnolo abbia unito il popolo nella protesta: insulti ai dirigenti, perché hanno lasciato il giovane attaccante a una concorrente per la zona Champions, aiutando una rivale in chiara difficoltà dopo l’addio di Ibrahimovic, il nuovo infortunio di Pato e la fresca indisponibilità di Robinho. Il tam tam si è allargato a siti internet, Twitter e sms e interventi feroci su radio locali.

 

L’accusa è questa: la dismissione indebolisce la squadra e, al tempo stesso, anche economicamente il risparmio è minimo, 4 milioni e 900 mila. Divisi così: il Barcellona, proprietario del cartellino, paga 1 milione e mezzo per la valorizzazione del calciatore; 3 milioni e 400 mila euro di ingaggio non sono più nel libro dei conti della gestione Usa. Le versioni si accavallano e, come spesso accade, non coincidono. Di sicuro, come chiarito lunedì pomeriggio nel cda dell’insediamento di Pallotta, la Roma entro venerdì, giorno della chiusura della sessione estiva del mercato, doveva far entrare nelle casse 5 milioni per mettersi in regola con il fair play finanziario. La cifra torna. Detto questo, particolare che non piace alla tifoseria e che invece interessa al club giallorosso attentissimo al bilancio, bisogna capire come è maturata la cessione di Bojan. Cioè il ragionamento fatto dai manager italiani di Pallotta e quello portato avanti dal calciatore.

 

La Roma ha scelto di privarsi dello spagnolo perché non lo considerava un suo asset, essendo ancora del Barcellona. Avrebbe valorizzato un giocatore in prestito che l’anno prossimo non sarebbe più stato suo. Meglio puntare su Tallo, per il quale aveva speso un milione, quest’estate, per la comproprietà. Oggi è lui il sesto attaccante in rosa. Utilizzato da esterno (come Bojan) da Luis Enrique già nel finale della stagione scorsa, è stato messo a disposizione di Zeman da più di una settimana (sempre provato da punta laterale). Quindi per la società anche il boemo era d’accordo sulla partenza dello spagnolo. E soprattutto Bojan aveva chiesto di andar via. Il papà si era lamentato dell’impiego limitato nel campionato scorso, quando con 7 gol, era stato il miglior marcatore dopo Osvaldo in rapporto ai minuti giocati, mentre veniva considerato una riserva (in sintesi: se non è decisivo qui non lo sarà nemmeno in un’altra squadra). Per i dirigenti giallorossi da almeno quaranta giorni, cioè prima della tournée negli Usa, il padre trattava con Galliani. Non c’era, dunque, una via d’uscita. Sabatini ha provato a dare lo spagnolo al Malaga. Lunedì sera l’affare era quasi chiuso. Ma l’attaccante ha detto no. Perché non si fidava del club spagnolo in amministrazione controllata. Meglio il Milan e la Champions.

 

Ovviamente Bojan e il suo entourage raccontano altro. L’attaccante era pronto a passare al Valencia in estate, ma a Trigoria gli aveva garantito più spazio perché sarebbe stata ceduta un’altra punta, oltre a Borini (tra l’altro sostituito in organico da Destro), e il nome era quello di Osvaldo. Zeman, pur avendolo fatto partire titolare solo in una delle nove amichevoli, anche venerdì ci aveva parlato per dirgli che puntava su di lui. Ma sabato i dirigenti sono andati dall’allenatore per dirgli che lo spagnolo stava per essere ceduto. Al posto di Lamela, nella ripresa contro il Catania, è entrato Marquinho. E nel finale, per Totti, Lopez. Bojan era diventata l’ultima punta in organico, anche se non erano convocati Destro, Tallo e ovviamente Borriello. Così, negli spogliatoi dell’Olimpico, si è nuovamente lamentato con i manager giallorossi, insistendo per lasciare subito Trigoria.

 

Ieri la Roma, come reazione alla delusione della piazza, ha cercato Giuseppe Rossi che, convalescente, è in Segunda Division con il Villarreal. L’azzurro ha dato la disponibilità. Il club spagnolo ha invece chiesto a Sabatini tra gli 8 e i 10 milioni. L’unica formula possibile è il prestito con riscatto tra un anno. Il Villarreal non vuole rinviare il discorso a gennaio. Ma l’attaccante (guadagna 2 milioni netti), operato due volte al ginocchio sinistro in meno di sei mesi (la prima a fine ottobre, la seconda ad aprile), si dovrà sottoporre tra qualche settimana a un nuovo intervento chirurgico e non sarà disponibile prima di marzo. Sarebbe un acquisto per l’anno prossimo. Se però andrà via Borriello, con l’Inter che sfida la Juve e il Genoa (quarta scelta il QPR, rifiutato per ora dal centravanti), qualcosa può ancora accadere. Un terzino destro. Tra Torosidis e Jung, un giovane. E il terzo portiere Goicoechea.

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