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Il Messaggero

Ripartenza Roma

Getty Images

Successo e reazione dei giallorossi in Conference League. Zorya battuto 3-0 grazie ai gol di El Shaarawy, Smalling e Abraham

Redazione

I dubbi non erano sul risultato, ma sulla Roma, sulla prestazione, sulle seconde linee e la loro crescita (o decrescita), scrive Alessandro Angeloni su Il Messaggero. Sarà capace di reagire subito dopo la sconfitta nel derby e allo stesso tempo applicare un doveroso turnover? Questa era la domanda, questo il senso dell'attesa. Successo e reazione. Contro un avversario, prevedibilmente, non eccezionale: Zorya battuto (3-0, gol di El Shaarawy, Smalling e Abraham) e primato nel girone, come da programma. Mourinho va avanti con le sue certezze, è sincero fino in fondo anche in questa mezza serata in Ucraina. Ci sono i titolari, ci sono le opzioni valide e ci sono quelli che non sono proprio adatti a lui: Villar, Reynolds e Diawara, ancora un no grazie. Nemmeno in Conference che, non ce ne vogliano, è una competizione minore, almeno in questa fase, usata da molti per il turnover o per qualche sperimentazione. E questo fa Mourinho, che non è da meno. Al posto dello spagnolo c'è l'ottimo Darboe (almeno due assist, di cui uno vincente, e un tiro verso la porta), come terzino destro viene preferito lo stabilizzante Ibanez e per il guineano c'è Cristante, che comincia a barcollare per la fatica, giocando anche stavolta l'intera partita. Segnali chiari insomma, su gerarchie e preferenze. L'attacco continua a ruotare, invece, e l'alternanza penalizza solo Mayoral, mentre Shomurodov (non brillantissimo ieri), Perez (come l'uzbeco) ed ElSha mettono minuti e loro si, sono opzioni vere, e lo stesso vale per Smalling (che studia per tornare leader della difesa e nel frattempo trova il gol, di testa, su azione d'angolo), Kumbulla (un po' pasticcione) e Calafiori (la sua dovrà essere una crescita più mentale che fisica e ieri è andato non male).  Avanti con tredici, quattordici fedelissimi al massimo, questa è la foto del momento e del futuro prossimo. La Roma rischia di stare in apnea fino a gennaio e amen. Mou nemmeno in partite come questa tralascia i titolari, che in panchina si rilassano troppo. Ed ecco che Zaniolo e Abraham assaggiano il campo per una mezz'ora buona, sul risultato già sbloccato dalla rete del Faraone, e l'inglese fa pure in tempo - oltre al gol - a prendere un palo, l'ennesimo. Proprio con l'artiglieria pesante, la Roma trova lo scatto vincente, quello che fa capire agli avversari, a questi avversari, che il tempo del gioco è finito: ne bastano due dentro, quando manca mezz'ora, ed ecco che arrivano le reti di Smalling e di Tammy, mentre per un'ora si era andati un po' al trotto. Un caso? Forse no: le differenze sono ben marcate nella testa di Mou.