Quando la Juve lo bocciò: «Dzeko? Troppo buono»

Marotta andò deciso sul bosniaco prima della Roma ma, con la partenza di Tevez, lo spogliatoio aveva bisogno di un giocatore più cattivo di Edin

di Redazione, @forzaroma

Oggi Dzeko è certamente il giocatore che ha cambiato il volto alla Roma, l’ideale per andare a coprire il vuoto che i giallorossi soffrivano da tanti anni in quel ruolo. Ma c’è un retroscena curioso, raccontato oggi da Il Messaggero a firma Ugo Trani, che racconta come il bosniaco sia stato bocciato dalla Juventus che aveva pensato a lui ed è stata, prima dell’estate, vicinissima a concludere l’affare.

Quando Edin dichiarò al suo procuratore l’intezione di lasciare la Premier per la serie A le big del nostro torneo furono subito avvisate. Galliani, pur sapendo che il bosniaco da piccolo tifava Milan, ci ha pensato troppo. Marotta no, contando sui rapporti di Silvano Martina (procuratore di Buffon) e la famiglia Dzeko (l’ex portiere ha giocato con il papà del centravanti): «È il migliore attaccante che possiamo prendere, il più forte tra quelli attualmente sul mercato» chiarì l’ad bianconero ai suoi interlocutori. Venne fuori però un problema. Bisognava colmare il vuoto lasciato da Tevez nello spogliatoio. «Noi abbiamo tanti giovani e nella squadra abbiamo bisogno di un giocatore più cattivo di Edin. Lui è il più bravo. Troppo bravo». E così decisero di prendere Mandzukic, coetaneo di Dzeko.  La Roma, in questo senso, è stata più decisa. Andando sul concreto: Garcia aveva bisogno del centravanti. E basta.

Il bosniaco non è però solo finalizzatore chic come hanno voluto far credere a Torino: lo confermano i 44 gol in Premier, su 50, realizzati dentro l’area di rigore. Edin è potente, calcia preferibilmente di destro e, quando capita, lascia il segno pure di sinistro, ha fisico e presenza, tanto da difendere bene palla e da saper dire la sua nel gioco aereo. E’, insomma, centravanti completo. Che, però, mette anche tanta classe nelle sue giocate. Non a caso chi lo conosce bene (non solo gli amici) lo paragona, nel movimento e nell’andatura, a van Basten.

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