Da Pjanic a Salah e Alisson, l’indebolimento è costante

Da Pjanic a Salah e Alisson, l’indebolimento è costante

Negli ultimi due anni la Roma ha sostituito valori assoluti con promesse o a volte ha lasciato aperte delle vere e proprie falle nei ruoli

di Redazione, @forzaroma

Mancanza di qualità“. La critica più incisiva e diretta alla Roma uscita dal mercato di gennaio la muove Dzeko, scrive Stefano Carina su Il Messaggero.

Che, pur avendo urtato la permalosità della dirigenza, si unisce alle perplessità di Fonseca.  Il tecnico portoghese ha rimarcato come a gennaio si cercano calciatori esperti in grado di entrare subito nelle rotazioni oppure giocatori di prospettiva. E poi, a domanda diretta, ha spiegato come i tre nuovi acquisti siano stati effettuati “pensando al futuro della Roma“.

Di certo i due rinforzi, come li intendeva Fonseca (chiesti l’11 gennaio), non sono arrivati. Come non erano arrivati i cinque indicati da Di Francesco nella passata stagione, poi svelati da Totti lo scorso giugno.

Negli ultimi due anni la Roma ha abbassato l’asticella della propria competitività. Sostituendo valori assoluti con promesse nel migliore dei casi o a volte lasciando aperte delle vere e proprie falle nei ruoli. Per non tornare troppo indietro nel tempo, basterebbe limitarsi a quanto accaduto quest’estate con la partenza di El Shaarawy, mai rimpiazzata. Non si tratta certamente di un campione ma comunque del miglior marcatore stagionale in campionato dello scorso anno (11 reti). Cliché che era andato in scena anche con Salah.

Nell’era Usa, il mercato svolto sull’altare delle plusvalenze ha permesso al club di rimanere competitivo per la zona Champions ma ha rivelato una grande controindicazione. Bisogna, infatti, che nel giochino del “monta e rismonta”, stile Lego, tutto (o quasi) fili liscio. Se con Sabatini in un paio di circostanze, la poca competitività dei due club di Milano aveva permesso di rimediare in corsa a degli errori di valutazione, ora gli sbagli di Monchi e Petrachi rischiano di pesare oltremodo.

Se con lo spagnolo, dopo aver toccato l’apice con la semifinale di Champions, le partenze di Alisson, Nainggolan e Strootman sono state rimpiazzate in modo nefasto (Olsen, Nzonzi e Pastore, che inizialmente doveva giocare mezzala), il “mercato furbo” del ds salentino ha mostrato degli evidenti limiti. Dalla scelta del vice Dzeko (Kalinic) alla decisione di puntare su Mkhitaryan (sempre infortunato), passando per i rinnovi degli ultratrentenni Fazio e Kolarov, la volontà di non rimpiazzare El Shaarawy, la mancanza di un centrocampista (per sua ammissione), le cessioni effettuate perlopiù in prestito, arrivando all’opinabile sessione di gennaio. Non dimenticando il nodo legato alle condizioni di Diawara che sarà sciolto oggi a mercato chiuso.

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