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Il Messaggero

Alchimia Mourinho

Getty Images

Nel momento di maggiore difficoltà José è tornato Special e ha saputo ridisegnare la Roma

Redazione

Il timbro di Mourinho c’è e si vede. Mai quanto adesso, scrive Stefano Carina su Il Messaggero. Nell’emergenza José torna Special. E non sbaglia più una mossa. Nella scelta del modulo, nel cambiare le posizioni dei calciatori in campo, nello scegliere il momento giusto per rilanciare chi sembrava ormai ai margini del progetto tecnico,  La vittoria contro il Torino è forse stata la più mourinhana dall’inizio della stagione. Soprattutto nella decisione di illudere Juric, concedendogli campo e possesso-palla (sterile), per poi punirlo in ripartenza. Possibile farlo grazie alla ritrovata affidabilità della fase difensiva che tornata a cinque regala maggiori certezze. Al di là della sbandata di Venezia, nelle successive tre partite la Roma non ha più subìto gol. Una metamorfosi coincisa anche con il rientro di Smalling negli ultimi 180 minuti. Non può più essere un caso: con l’inglese titolare, in 5 partite stagionali Rui Patricio ha subìto soltanto una rete (nel 5-1 contro il Cska Sofia). Avere Chris fa giocare meglio anche chi gli è a fianco. Per informazioni chiedere a Mancini e Ibanez. La Roma che ora rincorre a -3 il quarto posto – con un mini-vantaggio di 4 lunghezze sul gruppetto delle seste (Fiorentina, Juventus, Lazio e Bologna, avversario domani) – ha finalmente mostrato domenica il volto cinico del suo tecnico. L’impressione è che dopo Venezia Mou abbia riconquistato il gruppo, cambiando in corsa la strategia di comunicazione. E così di colpo Villar è tornato ad essere “un cambio di qualità”; Diawara è stato rispolverato dal dimenticatoio; Kumbulla è entrato “col sorriso al 90′ per marcare Milinkovic sui corner”; Perez s’è riscoperto mezzala, Mkhitaryan addirittura regista.