Tutto ruota su De Rossi

di Redazione, @forzaroma

(Corriere dello Sport-A.Polverosi) Partiamo da un’ipotesi che, anni fa, si è davvero realizzata anche se solo per poche settimane: Prandelli diventa l’allenatore di una squadra di club dove gioca De Rossi.

In quale posizione lo schiera? «E’ una domanda per Zeman» , risponde il ct. Certo, è per Zeman, ma anche per lui perché De Rossi, con Prandelli, ha cambiato ruolo o, meglio ancora, ha allargato le sue conoscenze calcistiche. Prima libero, o, come si dice oggi, difensore centrale in una difesa a 3, poi di nuovo al suo posto, sul fianco sinistro di Pirlo, a volte più avanti, a volte più indietro.

 

Contro la Spagna, giocando da libero non alla Scirea o alla Baresi, ma alla Cera o alla Picchi, ha risolto tuttii problemi in difesa; contro l’Irlanda, giocando alla… De Rossi, ha dato forza, ritmo e sicurezza alla squadra. Per questa ragione Prandelli ha trovato la definizione più adatta: «E’ un giocatore universale» . Il concetto di universale risale agli Anni Settanta, era usato per il calcio totale dell’Olanda di Rinus Michels, una squadra formata da fenomeni che sapevano giocare in tutte le posizioni del campo e ricoprire tutti i ruoli, sapevano difendere e attaccare e soprattutto capivano cosa fare in ogni frangente della partita. Il migliore esempio non era Cruyff, ma Neeskens. Teorizzava Michels: «Un giocatore deve essere completo e continuo, capace di adattarsi a giocare in qualsiasi zona del campo» . E ora dice Prandelli di De Rossi: «Daniele sa leggere la partita come pochi, sa come aiutare la squadra. Contro l’Irlanda è entrato 4-5 volte in area, ha avuto occasioni interessanti, lui non deve limitarsi al compitino. Ha la potenzialità per essere un universale di altissimo livello. Se l’ho sprecato nelle due partite da centrale difensivo? No, è stato uno dei migliori in campo. Solo nel finale con la Croazia ha fatto il difensore e basta».

 

MEGLIO A CENTROCAMPO– Se la domanda è «qual è il ruolo di De Rossi», la risposta può essere anche doppia, come la posizione occupata in questo Europeo. Se invece la domanda è «con quale ruolo De Rossi aiuta di più la squadra», allora è quello di centrocampista, di interno nel rombo, di spalla al regista nel 4-4-2. E’ in quella zona che la sua universalità si può esprimere al massimo, perché da lì attacca e difende. Nella Roma ha fatto una stagione spaccata a metà, la prima buonissima, la seconda molto meno. (…) Invece De Rossi è entrato in questo torneo con le idee molto chiare e una condizione che sta salendo partita dopo partita. Non si è sentito sacrificato quando Prandelli lo ha messo in difesa, provandolo solo in allenamento e mai in partita, ma si è sentito a casa quando il ct lo ha riportato a centrocampo.

 

LA QUALITA’- Ieri Prandelli, rispondendo a una domanda sul centrocampo poco dinamico, ha detto: «Contro l’Irlanda abbiamo preparato la partita per far stringere i loro esterni e per spingere noi larghi. Questo è un centrocampo di grande qualità, attira gli avversari per ripartire. Solo che certe situazioni facili da gestire, lo ha ammesso anche Pirlo, le abbiamo sbagliate». Pirlo ha sbagliato quanto in tutta la sua carriera non ha mai sbagliato: passaggi, disimpegni, appoggi, lanci, rifiniture, non gli entrava niente. E perdeva un pallone dietro l’altro. L’unico gesto tecnico apprezzabile è stato il calcio d’angolo trasformato in gol da Cassano, prima che Diamanti ne pennellasse un altro per la rete di Balotelli. Ma per fortuna accanto a Pirlo c’era De Rossi, l’universale di Cesare Prandelli.

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