Roma, sbagliano in troppi. Da Zeman alla società

di Redazione, @forzaroma

La Roma ha la peggiore difesa della serie A: 16 reti subite, come il Chievo. Ha preso gol in otto delle nove partite giocate finora. Si è fatta rimontare e battere, all’Olimpico, da Bologna e Udinese dopo essere stata in vantaggio per 2 a 0. E’ praticamente crollata in otto minuti al cospetto della Juventus.

 

Il calcio si basa su due regole fondamentali: 1) non prendere gol; 2) fare gol. La seconda regola, secondo la natura e gli schemi di Zeman, riesce perfettamente, grazie anche alla classe superiore di giocatori come Totti, Osvaldo e Lamela. Ma dietro? Se non hai Tassotti, Costacurta, Baresi e Maldini (la difesa del Milan euro-mondiale) ma Piris, Marquinhos, Castan e Dodò, è necessario proteggersi e coprirsi con una attenzione ancora maggiore. Ma questo, Zeman non lo fa. E’ assurdo che una squadra, con due gol di vantaggio, non si senta sicura di portare a casa il risultato. Certo, può capitare. Ma il boemo è recidivo. Lo abbiamo già sostenuto: vero, il calcio è spettacolo, ma spettacolo è anche e soprattutto vincere.

 

Ma le responsabilità della conduzione tecnica della Roma, ricadono anche sulla società, primo tra tutti su un grandissimo imprenditore e un uomo che conosce lo sport: James Pallotta. Ma forse i proprietari americani non sono a conoscenza che il calcio italiano, con il suo esasperato tatticismo, non è la NBA. Il nostro calcio è duro, difficile, complicato, non è soltanto show. Baldini e Sabatini, che sono praticamente ai vertici della società, dovrebbero spiegare quali caratteristiche servono a un allenatore per la nostra serie A.

 

Dovrebbero spiegare molte, molte altre cose. E allora, spettacolo sì, ma anche tanta concretezza. E’ solo un caso che da almeno 20 anni si dica che Zeman ha dei limiti e che le sue squadre non sanno fare la fase difensiva? E’ solo un caso che abbia vinto solo in serie C e B? E’ solo un caso che la Roma abbia la peggior difesa della serie A? In troppi stanno sbagliando, si deve correre ai ripari.

Mauro De Cesare
corrieredellosport.it
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