Roma, la storia siamo noi

di Redazione, @forzaroma

(Corriere dello Sport – G.D’Ubaldo) Una giornata speciale. Un tuffo nel passato, un pizzico di nostalgia, un aperitivo che anticipa Roma-Atalanta, una partita che i giallorossi non possono sbagliare. Sono previsti quarantamila spettatori, sembra svanito l’effetto Zeman, ma i campioni del passato aiuteranno a riempire gli spalti. C’è grande curiosità su quella che sarà la risposta dei tifosi, delusi dalla squadra di Zeman dopo la pesante sconfitta di Torino.

 

Però oggi c’è la festa della Hall of Fame, iniziativa per celebrare il glorioso passato giallorosso, voluta dalla nuova società americana. Con la speranza che la festa prosegua quando in campo scenderanno Totti e compagni, alla ricerca della prima vittoria all’Olimpico. Oggi saranno premiati gli undici giocatori della Roma di sempre. Quelli scelti dalla gente, dai tifosi, quelli che rimarranno nella storia. Quelli che la storia l’hanno scritta e che i tifosi porteranno sempre nel cuore. Sono arrivati a Roma dal Brasile, dalla Spagna, ci sono ex campioni che vivono a Roma ma che da anni non mettevano piede all’Olimpico.

 

La società li ha messi tutti insieme, in una strana mattinata di celebrazioni, legata all’anticipo con l’Atalanta. Idealmente questi campioni del passato daranno il loro sostegno a Totti e compagni, in una domenica da vivere intensamente. Il presidente James Pallotta, che oggi sarà allo stadio, ha salutato i campioni del passato: «Io mi sento solo un custode della Roma, ma la Roma siete voi. Questi sono giorni che aspettiamo da tanto tempo e forse dovevano arrivare prima, ma siamo felici che possa avvenire ora che io e i miei soci siamo qui. Questa è la vostra squadra. Roma è ognuno di voi. Vi auguro di passare tanto tempo con la Roma»

 

 

FALCAO «Negli Anni Ottanta furono gettate le basi per il futuro»

Chi ha vissuto da tifoso il secondo scudetto della Roma subìsce ancora oggi il fascino di Paulo Roberto Falcao. Gli anni passano ma il Divino, così era soprannominato nella Capitale agli inizi degli anni Ottanta, ha mantenuto intatto il suo carisma. Non capita spesso a Roma e il suo italiano è peggiorato, ma i colori giallorossi vanno ancora di moda nel suo cuore.
Cosa prova a tornare a Roma?
«Sono sensazioni forti per me. Qui c’è una storia, sono arrivato nell’agosto dell’80, vedo tanti cambiamenti, qui a Trigoria ci allenavamo e costruivamo le vittorie, abbiamo iniziato a costruire la Roma di oggi, questa è cresciuta con Viola e Liedholm».
Che effetto le fa ritrovare i compagni dello scudetto?
«Si parla poco, perché io vivo in Brasile, però quando ci incontriamo c’è sempre un’intesa, sembrava che non ci vedessimo da un giorno. Tante vittorie e anche qualche sconfitta aiutano a dare consistenza alle persone, sono importanti per crescere. Sono stati scelti sei giocatori degli anni Ottanta, tra cui il grande Agostino, la giuria ha riconosciuto una squadra, ecco perché dico che la Roma è cresciuta negli anni ‘80, ha iniziato ad essere rispettata da quel periodo».

Quello scudetto è rimasto un’impresa memorabile
«Quando ricordo i successi, ricordo una storia fatta di tanti sacrifici. Vincere qui era come scalare una montagna. Liedholm ha reso questa squadra simpatica anche con la rivoluzione tattica. Quello che mi colpisce molto quando vengo a Roma è che trovo ragazzi che negli anni Ottanta non erano neanche nati e mi avvicinano e mi festeggiano. Questo mi rende orgoglioso».

Per lei un plebiscito. I tifosi non hanno avuto dubbi
«Difficile dire in una sola parola cosa mi ha dato Roma e cosa io ho dato a loro, ai tifosi. Forse ho trasmesso la consapevolezza che si poteva vincere. Il mio lavoro era più di spogliatoio, di mentalità. Tecnicamente c’era già gente molto brava, come Pruzzo, Conti, Righetti, Agostino».

Lei è stato un brasiliano atipico…
«Quando sono arrivato mi chiedevano tutti di fare i cosiddetti numeri da brasiliano. Ricordo che una volta dopo una partita, Viola mi disse: “Oggi hai fatto dei numeri…” e io: “Ecco, li ha visti bene, presidente? Ora non li vedrà più perché d’ora in poi si gioca per vincere”».

Cosa pensa della Roma di oggi?
«La Roma di adesso deve ancora crescere, spero lo faccia rapidamente. La seguo quando posso, anche se è difficile per motivi di fuso orario. Ho visto con più attenzione Juventus-Roma e devo dire che quel primo tempo non mi è piaciuto molto…»

 

 

B.CONTI «Liedholm fu l’artefice dei miei successi calcistici»

Bruno Conti, ritrovarsi con i compagni dello scudetto e altri campioni del passato significa fare un tuffo nel passato?
«E’ stata una grande emozione, sono orgoglioso di far parte di questa celebrazione. Questo significa far parte della storia della Roma. Il voto dei tifosi è la testimonianza di un affetto indescrivibile che ho sempre sentito e che non viene meno negli anni».
Il feeling con i tifosi è rimasto immutato
«Sì ed è molto bello incontrare la gente e sentire lo stesso calore di quando eri calciatore. E’ la conferma che i tifosi non hanno dimenticato. Il riconoscimento che mi è stato dato è un premio a tutto il gruppo. Per me la Nazionale, il titolo di campione del mondo sono state gioie che ho potuto raggiungere anche grazie a quel gruppo fantastico. Ringrazio anche Anzalone e Viola, i due presidenti che ho avuto nella mia carriera di calciatore, ma non posso dimenticare il principale artefice dei miei successi calcistici che è stato Nils Liedholm».

Cosa si prova a riabbracciare quei compagni di tante battaglie?
«Sono sensazioni che ti restano dentro. Stare insieme, scambiarsi battute, ricordarsi aneddoti è qualcosa che ti riporta indietro nel tempo».

Oggi scendere in campo all’Olimpico sarà la conclusione di questi due giorni di festa
«Proverò un brivido, lo ammetto. Sfilare nel mio stadio con tanti altri campioni, sentire l’applauso delle gente… Non posso pensarci. Spero poi di avere la soddisfazione di vedere la squadra di Zeman vincere. Mi auguro che questa festa sia di buon auspicio per tornare a vincere all’Olimpico. E noi dalla tribuna proveremo a trasmettere a questi ragazzi una carica speciale».

Nella festa per la Hall of Fame mancheranno due compagni dello scudetto che non ci sono più…
«Avrei voluto avere accanto a noi Agostino Di Bartolomei e Aldo Maldera. Per ricordare Agostino ci saranno la moglie Marisa e il figlio Luca. Mi mancherà anche Aldo, che è stato un uomo stupendo. Ma trascorrere alcune ore insieme a Tancredi, Pruzzo è stato un modo per sentire vicini anche loro».

Gli anni passano, Bruno Conti resta…
«Mi sento ancora Bruno Conti. Essere votato per quel che hai fatto da calciatore ti riporta indietro nel tempo. Se non ci fosse l’amore, ma anche la professionalità forse non sarei ancora qui. Al di là di essere stato un grande calciatore, conta anche quello che fai in questo mondo anche quando smetti. Sono soddisfatto dei risultati ottenuti e di quello che ho fatto per la Roma. Ricordo l’addio al calcio davanti a ottantamila spettatori. Significa che Bruno Conti ha dato qualcosa di importante in campo».

 

 

PRUZZO «Che bello essere il bomber di sempre»

Roberto Pruzzo, centravanti della Roma di tutti i tempi. Che valore ha per lei?
«Una bella soddisfazione. Quando si fanno queste votazioni rimane sempre fuori qualcuno. Non so fino a che punto questa classifica sia veritiera. Per me è importante esserci ed è significativo che ci sia più di un rappresentante della squadra di quel periodo. Ritrovarci dopo tanti anni vissuti insieme è stato come se non ci vedevamo da una settimana. Basta niente per tornare indietro nel tempo. Credo che la gente mi abbia votato perchè ho sempre dato il massimo con la maglia della Roma. Oggi a volte mi stupisco per l’affetto che ancora sento tra i tifosi, ma credo che sia dovuto al mio attaccamento ai colori giallorossi».

Che effetto le ha fatto tornare a Trigoria?
«Ogni tanto ci vado. E’ sempre una sensazione positiva. E’ stato bello ritrovarsi. E’ una iniziativa positiva. E ha un significato particolare che ci abbiano pensato gli americani. E’ un merito che gli va riconosciuto. Speriamo che riescano ad ottenere anche i risultati…».

La Roma di Zeman ha avuto un avvio non molto positivo in campionato.
«La speranza è che cambi rotta, che diventi una consuetudine vincere all’Olimpico, dove finora non ha ancora conquistato i tre punti. Speriamo di non portargli sfortuna…».

Oggi vedrà la partita all’Olimpico. Da quanto tempo non va?
«Non capita spesso, ma qualche volta sono andato».

Ha incrociato Zeman a Trigoria?
«Zdenek lo conosco bene. Facevo l’osservatore per la Roma quando fu per la prima volta allenatore dei giallorossi. L’ho seguito anche nella conferenza stampa. Lo vedo motivato, crede in questa squadra. Abbiamo parlato, è convinto che la Roma possa giocarsela con tutti e anche i giocatori ci credono. Basterebbe poco in questo campionato non dico per vincere lo scudetto, ma almeno per essere competitivi per la Champions. Quello che conta ora, però, è cancellare Torino».

Destro può segnare tutti i gol che ha segnato Pruzzo in giallorosso?
«Spero anche di più. Ma chiariamo una cosa. Io di gol ne ho fatti 138 e non 106, visto che le punte di oggi contano anche le reti nelle amichevoli… Per Destro faccio riferimento ad El Shaarawy. Nei confronti di questi ragazzi c’è un’aspettativa esasperante, questo non aiuta».

Zeman lo ha trovato cambiato?
«No, è più motivato, con grande voglia di fare meglio di quanto ha fatto alla sua prima esperienza alla Roma. Lui è straconvinto delle potenzialità di questo gruppo».
E nella sua Roma il ruolo di Totti è ancora fondamentale?
«Assolutamente sì».

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