La Roma per ora sta con il boemo

di Redazione, @forzaroma

(Corriere dello Sport-R.Maida) Quante coincidenze. A Parma, l’anno scorso, Luis Enrique ha vinto la sua prima partita sulla panchina della Roma (gol decisivo di Osvaldo di testa). Dal Parma, 25 anni fa, Zeman venne licenziato proprio il 31 ottobre. Eppure questa non sarà una partita decisiva per il suo futuro. Comunque vada Zeman resterà anche dopo la notte di Halloween, sperando di non vedere le streghe.

LA POSIZIONE – Stavolta non contano le tentazioni nostalgiche che riportano al gioco orizzontale in stile asturiano – Luis Enrique aveva conquistato gli stessi punti nella stagione scorsa – o addirittura a un periodo brutto della carriera di Zeman, che nel suo precampionato a Parma aveva battuto il Real Madrid ma in serie B non riusciva a fare risultati. Stavolta conta la Roma. E nessun dirigente in questo momento pensa all’esonero dell’allenatore. Non soltanto perché sarebbe difficile trovare un sostituto all’altezza, ma perché la società vuole dare ancora tempo a Zeman di inquadrare i giocatori per valorizzarne il talento, nella convinzione che le qualità ci siano in abbondanza.
SEGNALI – La fiducia però non è a tempo indeterminato. Lo sa per primo Zeman, che ha ascoltato con attenzione le parole dei suoi superiori (ieri non hanno viaggiato con la squadra…) e conosce i meccanismi: un dirigente non accenna mai ai suoi dubbi sul futuro di un allenatore fino a che non ha deciso di cambiare. Un mese fa Sabatini escludeva l’ «accanimento terapeutico» utilizzato con Luis Enrique. E domenica sera Baldini ammetteva che dopo la sconfitta con l’Udinese fosse «un po’ complicato difendere Zeman» . La Roma di ispirazione americana insomma non intende commettere l’errore del suo primo anno di gestione, quando preferì andare a fondo con Luis Enrique piuttosto che dare una svolta mandando via l’allenatore che non riusciva a fare risultati. Anzi: se non fosse stato Luis Enrique a mollare Franco Baldini il 25 aprile, giorno della sconfitta all’Olimpico contro la Fiorentina, Luis Enrique oggi sarebbe a Parma al posto di Zeman. Adesso è diverso: Zeman convince meno per motivi tattici, imprenditoriali (Pjanic e Destro sono due colpi di mercato che finora non sono stati valorizzati dal boemo) e anche filosofici (gli attacchi agli arbitri vanno in direzione contraria allo stile di Baldini).

 

I GIORNI – Dunque Zeman ha qualche settimana di tempo per dare equilibrio alla squadra e per raddrizzare la classifica. Quante settimane? E’ impossibile quantificare. Dipenderà dalla capacità della Roma di immagazzinare risultati. Una vittoria stasera già lo rafforzerebbe parecchio, ad esempio. (…) Se le difficoltà della Roma si rivelassero inconciliabili con il traguardo stabilito, l’allenatore potrebbe essere sacrificato per responsabilizzre i giocatori.

 

LA SQUADRA – L’ambiente per ora non lo discute più di tanto. Ieri Zeman è stato incitato a lungo dai tifosi, sia alla stazione Termini che a Parma. Il problema può nascere semmai nello spogliatoio, dove il gruppo di scontenti sta crescendo in maniera inversamente proporzionale al turnover. Molti di quelli che stanno fuori, mugugnano. E anche tra quelli che giocano, come De Rossi, non sembra esistere entusiasmo nelle prospettive del calcio zemaniano. I difensori sono costantemente esposti alle figuracce e vengono criticati in sala stampa. Se non crea velocemente un’empatia con i giocatori, Zeman non potrà scansare il rischio di un addio anticipato.
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