Garcia, la storia riscritta in un anno

di finconsadmin
Gli sono bastati dieci mesi. Potete pensare sia una questione di parole argute e di frasi a effetto. E’ soprattutto una questione di risultati, ma anche di atmosfera. Come riporta il Corriere dello Sport, Rudi Garcia tra giugno e aprile ha scavato le fondamenta di una Roma nuova. Qualcosa di lui resterà, anche quando, tra uqlache anno, andrà da qualche altra parte.  A differenza di altri allenatori, non lascierà le rovine. Garcia è già entrato nella storia della Roma. Nessun allenatore giallorosso aveva mai ottenuto 25 vittorie in un campionato, soltanto Luciano Spalletti aveva ottenuto 82 punti. Peraltro alla fine del torneo. Garcia ha ancora quattro partite davanti. Improbabile che le perda tutte, anche con una squadra stanca e soddisfatta. Il francese è uno di quei tecnici con una visione del campo e del mondo. Le sue squadre si riconoscono anche quando perdono i pezzi e il copione viene messo in scena dai sostituti dei sostituti degli interpreti principali. Da questo punto di vista assomiglia a Spalletti  e non solo nella capacità di perdere gli scudetti accumulando successi e record. Tra il 2005 e il 2009 l’allenatore toscano ha dato alla Roma un senso, rendendola una squadra con la vocazione del gioco spettacolare e profondamente avvolgente. Ha tentato di insistere con la manovra sull’esterno anche quando gli esterni gli sono venuti a mancare per questioni di mercato insufficiente. E’ così che si timbra la memoria degli appassionati. Nils Liedholm per la Roma è passato tre volte, l’ultima in provvisoria emergenza, le prime due per costruire. Dal 1973 al 1977 e dal 1979 al 1984. Un terzo posto nel primo periodo, uno scudetto sottratto con scarsa destrezza e uno vinto nel secondo. Più una finale di Champions League. Soprattutto, un esempio di squadra che cambiò il calcio italiano, rendendo universale e irrinunciabile ciò che allora venne definito marcatura a zona ed era fondamentalmente l’accorciamento degli spazi tra i reparti. Non sono stati poi molti i maestri che hanno reso la Roma la loro aula d’insegnamento. Per esempio Alfred Schaffer, prima di essere ingoiato dalla guerra. Ungherese, aveva la sua idea e non la svendette né alle mode né al progresso. Fu tenendo ancorata la Roma di Amadei al metodo classico che la portò a vincere il primo scudetto nel 1942. Da Schaffer la Roma imparò che con le idee e l’orgoglio si può superare chiunque. Mentre non ha lasciato eredità il titolo vinto da Fabio Capello nel 2001, con una squadra di supereroi che lui fu abile a guidare, non a tenere insieme.

 

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy