De Rossi-Inler: lo scudetto passa di qua

di finconsadmin

Il camaleonte di Rudi Garcia scompare nel vortice giallo e rosso, che è più mobile di una scenografia di teatro d’avanguardia, composto di pezzi in perenne spostamento, eppure sempre presenti e individuabili.

 

Gervinho è lì, no, adesso si è piazzato a sinistra dove prima c’era Florenzi e intanto Strootman si è allargato a prendere il pallone toccato da Pjanic, ma quello non è Pjanic, guarda quanto è grosso, è Benatia. De Rossi no. Lui sa mimetizzarsi. Scompare senza svanire, sempre presente ma così flessibile, così universale da non essere visto sin quando non è troppo tardi. Per gli avversari.

 

Come riporta l’edizione odierna del Corriere dello Sport, il capitano onorario che ha rinunciato all’idea di far valere i suoi gradi, probabilmente senza neppure crucciarsene, non si vede perché è davvero dappertutto e non si limita a scambiarsi di posto come fanno gli altri a due a due, a tre a tre. Copre tutti i cantoni da solo, tende agguati davanti alla difesa, arretra per diventare il quinto difensore, si sporge in avanti, si materializza al limite dell’area per affondare o concludere.

 Il centrale svizzero ha sorpreso tutti compreso il tecnico

C’è voluto un po’ di tempo prima di realizzare cosa Benitez s’aspettasse dai suoi centrocampisti centrali. Ma Gokhan Inler prima di essere un calciatore dalle grandi doti tecniche è soprattutto un atleta scrupoloso quanto intelligente. Si confronta con l’allenatore; rivede le sue prestazioni al videotape; si confronta con i compagni. Ed ora il neo capitano della nazionale svizzera, ieri sera impegnato con l’Albania per una qualificazione al Mondiale già quasi in tasca, è diventato il faro del centrocampo partenopeo.

 

Non a caso, con De Rossi della Roma guida la classifica di coloro che hanno effettuato più passaggi nell’arco di una gara: 495. Pur avendo giocato una partita in meno da titolare. Pur avendo centrato meno la porta nei tiri da fuori. Ma Inler nelle ultime partite è cresciuto in maniera esponenziale: partecipa più attivamente al possesso-palla; è più veloce di pensiero; riesce ad essere spesso preciso sia nella battuta corta che lunga.
 Inler ha dovuto mettere tanto di suo per calarsi nella filosofia di gioco predicata da Benitez. Un anno fa aveva stabilito il record personale di gol con la maglia azzurra (sei reti) ma giocando in maniera differente. In un centrocampo a cinque, laddove in fase passiva riceveva maggiore collaborazione e nelle ripartenze toccava temporeggiare per attendere l’inserimento di uno degli esterni. Con Benitez, invece, deve farsi trovare sempre pronto allo scarico per i compagni, velocizzare il gioco, ripiegare e contrastare, ed all’occorrenza presentarsi anche al tiro che è uno dei suoi pezzi forti. 
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