Con Luis Enrique è Roma alla catalana

di Redazione, @forzaroma

(Gazzetta dello Sport – L.Bianchin) – Dicono che Lucho porti ancora sul naso i segni della gomitata di Tassotti al Mondiale ’ 94. Dicono anche che Lucho abbia giocato in tutti i ruoli tranne il portiere, e che in campo ragioni solo di 4-3-3. Voci.

La storia del naso è vera, quella delle posizioni in campo meno, perché Luis Enrique difensore centrale è come un giocatore del Barcellona coi piedi quadrati: non si è mai visto. L’aspetto più interessante allora diventa quello tattico, perché Lucho ha allenato solo il Barcellona B, e le partite del Barcellona B in Italia non le ha trasmesse nessuno. Neanche le tv a pagamento. Per questo, i tifosi della Roma si chiedono se Luis Enrique sia un clone di Guardiola e se il modello-Barcellona sia esportabile. Per la seconda questione serve tempo, per la prima ci sono statistiche che aiutano. L’attacco I dati elaborati da Opta sono impressionanti: molte cifre del Barcellona B di Luis Enrique ricordano clamorosamente quelle del Barça by Guardiola. I gol, intanto: 85 in 42 partite, miglior attacco di Segunda, la Serie B spagnola. Poi, i passaggi. Il Barcellona è unico soprattutto per quella serie di infinita di tocchi, molti di prima e molti sulla trequarti. I blaugrana si passano la palla in media 774 volte a gara, contro le 518 del Real, secondo nella classifica della Liga.

Il Barça B nella Segunda arriva a 546: ancora lontana dai maestri, ma già superiore a tutti gli altri nella costruzione di gioco. Nel possesso palla, stessa musica: Guardiola al 73%, Luis Enrique al 65,9%, Valencia e Real Madrid sotto quota 60. Uno stile che a Roma, con i piedi di Totti, Pizarro, De Rossi, Vucinic e Bojan, è teoricamente esportabile. Lo ha detto anche Lucho: «Io credo in questo modello. Possesso palla, far divertire, segnare tanto» . La difesa Nell’ultima frase c’è una parola chiave, la terza: difendere. Qui i dati Opta, elaborati su 38 delle 42 partite stagionali, preoccupano la Roma. Lucho ripete la lezione di Guardiola: le sue squadre, quando perdono palla, provano a recuperarla in tre-quattro secondi in pressing. Come dice l’attaccante Soriano: «È la strategia più facile» . Ecco, in teoria. Le statistiche dicono che il Barcellona B recupera palla a 35 metri dalla sua porta, contro i 38 metri del Barça vero e il 37,7 medio delle altre squadre di Liga. In pratica, il pressing spesso non riesce. Normale che i gol subiti diventino uno e mezzo a partita, contro lo 0,5 di Guardiola. La Roma si preoccupa e si chiede se uno come Montoya, il Dani Alves di Luis Enrique, possa prendere l’aereo per l’Italia. Lui piace a Sabatini e gioca a destra, zona di campo in cui il Barça e il Barça B insistono: la seconda squadra blaugrana dirotta a destra il 33,77%delle azioni e tiene solo il 31,28%dei palloni al centro. Dove a Roma da sempre gioca Totti. C’è una voce da aggiungere all’elenco: quel 31% nei prossimi nove mesi aumenterà.

 

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