Comuni e privati, scatta la corsa per lo stadio della Roma

di Redazione, @forzaroma

(La Repubblica – F.Boccacci, L.Mari) Al bando della Cushman&Wakefield, la società della famiglia Agnelli incaricata dalla Roma

di fare da advisor per ricevere offerte di terreni adatti per il nuovo stadio, hanno risposto in tanti, da trenta a cinquanta, compresi privati e molti Comuni dell´hinterland. E con la sua esperienza, maturata curando la pratica del nuovo impianto della Juventus a Torino, sta analizzando le possibilità. Le mosse sono molte e l´intera scacchiera del territorio romano, come dimostra un dossier di Legambiente Lazio, è ora sotto la luce dei riflettori.

 

Vediamo. Le new entry? La Rustica e Casal Monastero, fuori dal Gra, la centralità di Tor Vergata, oltre alle precedenti, che per la Roma erano Monachina e Tor di Valle. E intorno alla città? Ecco farsi avanti Guidonia, Montecompatri e anche Marino, con l´offerta più pericolosa:il comprensorio Divino Amore-Area Negroni, una zona di ampliamento del Parco regionale dell´Appia Antica.

Cominciamo da Guidonia, dove l´idea è partita dai consiglieri del Pd e rilanciata dal sindaco Rubeis del Pdl. E così in un Comune della cintura da 100 mila abitanti e un vecchio piano regolatore del 1976, ecco fiorire l´offerta di terreni. Si punta sul nuovo casello dell´A1 che porta in via di Casal Bianco, ma anche sui sogni di una metropolitana leggera dalla Tiburtina. E già si parla dei 171 ettari a ovest del casello e a nord di Colle Fiorito. Ma qui su dieci ettari sarebbe possibile edificare solo una casa rurale, altro che il milione di metri cubi.

Altra scelta: un vasto comprensorio a Colle Giannetta-via della Selciatella, esteso per circa 230 ettari. Ma anche qui su 10 ettari il Piano territoriale paesistico regionale consentirebbe al massimo 500 metri cubi. La terza proposta, la Tenuta di Castell´Arcione: sei chilometri quadrati vincolati, dal piano regolatore, a poche costruzioni. Avanti con i protagonisti. C´è il Comune di Montecompatri, che sceglie l´area Pantano-Laghetto, dove sarà realizzato il capolinea della linea C. Un unico particolare: quell´area è classificata come Paesaggio agrario di rilevante valore e a bassissima possibilità di edificazione.  Tornando a Roma, la zona di Tor di Valle, rimane in pole position per la costruzione dello stadio, ma si fanno avanti anche altre ipotesi. Una è quella di La Rustica, fuori dal Gra. Un´area che si estende per 157 ettari lungo il fiume Aniene, sopra la ferrovia FR2 e che, nel piano regolatore, è in realtà classificata come Agro romano vincolato. La seconda area proposta per la costruzione dello stadio, invece, si estende per 262 ettari e arriva a lambire il quartiere di Ponte di Nona, l´ultima grande realizzazione edilizia del gruppo Caltagirone. È in questa area che è collocato l´ambito di riserva a trasformabilità vincolata di Salone-Acqua Vergine.

E arriviamo a Tor Vergata, dove il patron Thomas DiBenedetto è andato a fare un sopralluogo durante una sua visita a Roma. Si tratta di una centralità dove risiedono attualmente più di 10mila persone e in cui si trovano poli di eccellenza sanitaria e culturale dall´ateneo di Tor Vergata fino alla futura sede del Cnr. L´ipotesi Casal Monastero, invece, strizza l´occhio al prolungamento della metro B1. Circa 4 km di tragitto in più che la giunta Alemanno vorrebbe finanziare con la “moneta urbanistica”, ovvero cedendo ai privati aree oggi pubbliche. E a Casal Monastero l´area “papabile” per lo stadio potrebbe essere la Tenuta Coazzo, 136 ettari completamenti vincolati dal piano paesistico regionale come Paesaggio agrario di rilevante valore. «La legge sugli stadi e sui nuovi impianti sportivi va ritirata» attaccaLorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio «Tutte le aree individuate all´interno della Capitale per la costruzione dello stadio della Roma ricadono in agro romano o dove il piano regolatore prevede tutt´altro. In provincia, invece, sono vincolate dal piano paesistico».

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