Le accuse di Buzzi: “Da Zingaretti a Marino soldi a tutti i politici”

Buzzi sostiene di aver saputo da Luca Odevaine (come lui detenuto dal dicembre scorso, ndr ) in quale occasione Zingaretti e il suo entourage sarebbero stati corrotti

di Redazione, @forzaroma

Dopo sei mesi di detenzione in quel di Nuoro, a Badu e Carros, il 23 e 24 giugno, nel carcere di Cagliari, Salvatore Buzzi, signore della coop “29 giugno” e uomo chiave di “Mafia Capitale”, ha risposto alle domande del Procuratore aggiunto Michele Prestipino e del sostituto Paolo Ielo. Nella trascrizione originale depositata dalla Procura, oltre trecentoventi pagine di verbali. Per un interrogatorio che Buzzi ha sollecitato per mesi e che, nelle sue intenzioni e in quelle del suo avvocato, Alessandro Diddi, dovrebbe capovolgerne la posizione processuale. Da carnefice in vittima. Da corruttore, in concusso dalla Politica e i suoi appetiti. Buzzi — come documentano i verbali — ammette tutto ciò cui lo inchiodano le intercettazioni telefoniche, risparmia l’ex sindaco Alemanno («Non sapeva delle tangenti»), definisce la geografia della corruzione nel gruppo consiliare Pd che ha sostenuto la giunta Marino, muove accuse al governatore della Regione Nicola Zingaretti e al suo entourage («Hanno preso soldi»). Anche se spesso non è in grado di distinguere tra fatti e circostanze apprese in prima persona e voci raccolte da terzi o semplici deduzioni.

 

 

Fa un preambolo, Buzzi. «Io ero convintissimo che il mio fine giustificasse i mezzi e, quindi, diciamo, per un fine nobile ho usato mezzi, diciamo, ignobili. Ho avuto un processo di revisione critica del mio percorso aiutato anche dal cappellano, dal vescovo di Nuoro, e quindi, alla fine, ho ritenuto opportuno aderire all’appello del Papa sulla lotta alla corruzione. E quindi farò chiarezza su tutte le forme di corruzione che io conosco e che ho praticato e che ho subito». Il pm Paolo Ielo, incenerisce l’enfasi: «Guardi, il fine nobile appartiene in qualche maniera alla sfera dell’etica, i mezzi ignobili appartengono alla competenza del mio ufficio. Se vuole cominciare da quelli… ».

 

 

Ci sono due sindaci (Alemanno e Marino) e un Presidente di Regione (Zingaretti) di cui Buzzi ha intenzione di parlare. Ed è sul governatore che muove con maggior decisione. A cominciare dalla gara da poco meno di 1 miliardo di euro bandita nel 2014 per il centro unico di prenotazioni ospedaliere, di cui Buzzi vincerà un lotto (prima che la gara venga annullata). «La gara era in quattro lotti. Tre andavano alla maggioranza e una all’opposizione. Era l’accordo che Storace aveva fatto con Zingaretti. Poi, al posto di Storace, noi mettiamo in pista Gramazio (Luca, arrestato lo scorso giugno, ndr ). E Zingaretti dice: “Non ti preoccupare, fai questa cosa con Venafro (ex capo di gabinetto del governatore, ora indagato, ndr ), ci penso io con lui”. Da quel momento in poi, si parla solo con Venafro. Fatto l’accordo politico a monte con il Presidente, poi parli con il capo di gabinetto. Il capo di gabinetto fa l’accordo con Gramazio, il quale, per essere sicuro che venga rispettato, chiede un membro in commissione aggiudicatrice di gara». C’è dell’altro. Buzzi indica un uomo chiave nell’entourage di Nicola Zingaretti. Peppe Cionci. «Gravita intorno a Zingaretti, è il suo uomo, tiene le sue cose economiche. È l’uomo dei soldi. Quando abbiamo fatto la campagna elettorale per lui, siamo andati da Cionci. Non ha un ruolo politico. Ha un ufficio vicino alla sede della redazione di Repubblica , in Largo Fochetti. È un imprenditore. Se uno deve fare una campagna elettorale e deve dare dei soldi al comitato di Zingaretti, ti rivolgi a Cionci. Se devi dare i soldi a Marino, ti rivolgi a Cionci. Tutti a Cionci». E c’è un motivo, a quanto pare.

 

 

Buzzi sostiene di aver saputo da Luca Odevaine (come lui detenuto dal dicembre scorso, ndr ) in quale occasione Zingaretti e il suo entourage sarebbero stati corrotti. «Odevaine mi raccontò che in Provincia (dove era capo della polizia provinciale, ndr ) le operazioni sporche le facevano Cionci, Cavicchia (Antonio, direttore generale della Provincia, ndr ) e Venafro e mi raccontò ‘sta cosa dell’acquisto della sede della Provincia. Il palazzo fu comprato da Parnasi con un pre-contratto di acquisto, praticamente prima ancora che Parnasi costruisse l’immobile. Uno dei due grattacieli dell’Eur (quartiere a Ovest di Roma, ndr ) è diventato la sede della Provincia quando si sapeva già che la Provincia sarebbe stata soppressa. Quindi, viene bandita la gara per cercare la sede della Provincia, vince Parnasi e si incazza tanto Caltagirone, tant’è che il Messaggero fa campagna per giorni su questa storia. Anche perché Parnasi, con questa operazione che vale 180 milioni di euro, si salva dal fallimento. Ovviamente con un contratto in mano di acquisto da parte della Provincia, tutte le banche finanziarono Parnasi. Che da allora si è rimesso in pista e ora farà lo stadio nuovo della Roma». Buzzi riferisce ai pm le parole esatte che avrebbe pronunciato Odevaine: «Luca mi disse: “Che pensi, che ‘sta operazione l’hanno fatta gratis, lì? I soldi che ci hanno fatto Cavicchia e compagnia ci possono andare avanti per generazioni». Il pm Ielo lo interrompe: «Odevaine le disse i nomi di chi avrebbe preso i soldi?». E Buzzi: «Sì. Cavicchia, Cionci, Venafro e Zingaretti. Cionci per Zingaretti, ovviamente».

 

 

Se dalla Regione ci si sposta al consiglio Comunale, sostiene Buzzi che con la giunta Marino fossero cambiate le regole. «Con Alemanno — spiega — comandavano gli assessori. Con Marino, i dirigenti dei dipartimenti». Mentre l’aula consiliare Giulio Cesare era diventata un suk dove la facevano da padrone i due capi- bastone del Pd, l’allora presidente dell’Assemblea Mirko Coratti e l’allora capogruppo Francesco D’Ausilio (a quest’ultimo, Buzzi sostiene di aver fatto arrivare, attraverso il suo capo segreteria Salvatore Nucera, una tangente da 6.500 euro per una gara per la pulizia delle spiagge di Ostia). «La regola era che si pagava la tangente sul valore del 50 per cento dei lotti di gara. E che, un lotto era indicato dalla politica. Era la politica che decideva a chi doveva essere assegnato». «Pagavate quanto? », chiede Ielo. «Il 3, 4, 5 per cento», risponde Buzzi. Che aggiunge: «Con D’Ausilio ci venne imposta per la prima volta una tassazione sulle gare per il servizio giardini e il V dipartimento (assistenza immigrati ndr.). Diceva D’Auisilio: “Dovete pagare tutto”. Avemmo una discussione. Gli dissi: “Non puoi entrare a gamba tesa sulle coop sociali”. Anche perché non potevo andare da una piccola coop sociale e dirgli “paga D’Ausilio”. Per questo ci accordammo con Nucera che si pagava solo sul 50 per cento dei lotti».

 

 

Diversa la storia che Buzzi racconta di Alemanno. Sostiene con i pm che, anche in quel caso, fu «costretto a pagare» per non perdere le gare con Ama. «Alla fine, a Panzironi (allora ad della municipalizzata, ndr ) gli ho dato tra 900 mila e 1 milione di euro». Una sanguisuga, «che se lo incontravo pe’ strada, je mettevo le mani addosso». E, tuttavia, di questo fiume di denaro preteso da Panzironi, anche in qualità di segretario della Fondazione Nuova Italia dell’allora sindaco, Alemanno nulla avrebbe saputo. «Io ho la prova indiretta — dice Buzzi — che Alemanno non sapesse che questo acchiappava i soldi in nero. Mi fu data un giorno che venne in visita al Bioparco con il cardinale Vallini l’allora assessore Visconti, Discutemmo di quanto dovevo dare per una gara. E lui mi disse: “Non voglio che Alemanno sappia”».

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