I Roma club: «Calma, ancora 12 partite»

di Redazione, @forzaroma

(Il Romanista-M.Macedonio) Dalla società gli è arrivata tutta la fiducia possibile. E, ad oggi, Luis Enrique è più che mai legittimato a continuare a guidare la squadra giallorossa.

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Torniamo allora a chiedere al suo presidente, Fabrizio Grassetti, quale sia la posizione dell’Utr. «Condivido la posizione della società quando invita a sostenerlo. Personalmente, ho vissuto momenti alterni nei suoi confronti. Passando dall’averlo accolto con grande entusiasmo, fin da Riscone, alle perplessità maturate in occasione di qualche partita, o a fronte di alcune sue rigidità. Poi c’è stata obiettivamente una fase di crescita della squadra, cui è seguita questa imprevista involuzione, soprattutto per il modo in cui si subiscono gol. Come ho più volte detto, l’idea di gioco di Luis Enrique mi convince, perché non è sparagnina ma d’attacco, e questo piace molto ai tifosi, perché in linea con il carattere stesso dei romani. A volte è forse un po’ troppo esasperata, ma nel complesso rappresenta una novità importante per il nostro calcio. Dico anche che, sul piano umano, esprimo tutto il mio apprezzamento per Luis Enrique, che si è dimostrato un gran lavoratore e una persona serissima, oltre che rispettosa nei confronti dei tifosi, fin dall’arrivo in ritiro l’estate scorsa. Rilevo anche che la stessa correttezza e lealtà l’ha mostrata nei confronti dei giocatori, come hanno sempre sostenuto loro stessi. E anche questo è un dato importante. Sul piano tecnico, devo dire che non sempre l’applicazione pratica del suo gioco ha dato i frutti che noi tutti speravamo. Di fronte a questo, si pongono tanti interrogativi, che chiamano in causa anche i giocatori, ma che andranno sciolti al termine della stagione. Ci sono ancora dodici partite, nelle quali bisognerà necessariamente migliorare. Quanto ai tifosi, sono del parere che debbano essere in linea con la società e fare blocco con lei intorno al tecnico. Con l’augurio che il futuro dia ragione alle scelte della dirigenza».

Sulla stessa lunghezza d’onda anche il presidente dell’Airc, Francesco Lotito. «Un allenatore non si valuta sulle utopie, ma sui risultati conseguiti. Aspettiamo quindi la fine della stagione, come ha chiesto il direttore generale, ma se i risultati saranno stati inferiori a quelli dell’anno scorso, soprattutto alla luce di un mercato che è stato nell’ordine di 35/40 milioni di euro, sarà giusto trarre le conseguenze. Avendo di fronte dati oggettivi. I soli che contano. Anche perché di opinioni soggettive potremmo esprimerne a milioni. Mi piace comunque ribadire che noi tifosi, in quanto tali, non abbiamo mai interferito nelle scelte della società, non essendo nostro compito farlo. Non posso però non rilevare che il calcio va giudicato sulla base dei risultati. E noi tifosi non possiamo certo dirci contenti di quelli fin qui ottenuti dalla squadra. Poi, è chiaro che possono esserci responsabilità dei giocatori, e non solo del tecnico. Lo stesso Sabatini ha riconosciuto un proprio errore nel non prendere un difensore, in questo mercato di gennaio, al posto di un centrocampista. Vorrei però evitare, come mi sembra fare qualcuno, di addossare tutte le colpe di questa situazione ai giocatori, perché – pur non entrando nel merito delle singole scelte – ribadisco che José Angel l’ha voluto l’allenatore, e non certo Baldini o il direttore sportivo. Quanto alla riconferma o meno del tecnico, penso che, come qualsiasi professionista, debba essere valutato alla fine dell’anno. E la società ha il dovere di fare, serenamente, un esame di coscienza. Sento anche dire che i giocatori potrebbero non essere adatti al gioco di Luis Enrique. Ma in nessuna squadra vengono messi a disposizione del tecnico ventidue giocatori, tutti di suo gradimento. Penso invece che un allenatore abbia il dovere di utilizzare al meglio il materiale umano di cui dispone. L’augurio che mi faccio è che la Roma vinca le prossime dodici partite. Ma se ciò non accadesse e i risultati dovessero essere ancora negativi, la società dovrà capire se il tecnico è in grado di portarci o meno a quegli alti traguardi che vogliono i dirigenti. Ma soprattutto vogliamo noi tifosi».

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