Roma senza pace: non basta la vittoria. De Rossi fuori ed è subito caso

di Redazione, @forzaroma

(Corriere della Sera-L.Valdiserri) La prima vittoria casalinga e l’esplosione conclamata del caso De Rossi, così clamoroso da mettere in secondo piano le esclusioni di Osvaldo e Burdisso. La Roma si regala un mezzogiorno di fuoco che porta tre punti dopo la «sveglia» contro la Juve (copyright Zeman) ma apre uno scenario che porterà a sviluppi clamorosi. Zeman fa lo Zeman e sceglie una formazione che sorprende molti: fuori Burdisso e dentro Marquinho (previsto), fuori Osvaldo e dentro Lamela (ci si poteva arrivare), fuori De Rossi e dentro Bradley con l’acerbo Tachtsidis centrale (boom!). Sono i tre che nel chiarimento di martedì scorso avevano espresso le loro perplessità. Nei primi 20’ l’Atalanta sembra la Juve ma si divora tre gol, due con lo sciagurato Denis e uno con Maxi Moralez (traversa). Poi, perché il calcio è bello e impossibile, al 30’ Totti inventa un assist e Lamela segna cercando di dribblare Consigli e mettendo in gol con una «stincata».

La Roma trova il risultato e non la prestazione ma, con la stessa chiarezza, va detto che non si può parlare di furto perché segnare o non segnare è parte del calcio. Nella ripresa altri due episodi mettono il risultato al sicuro: il gol di Bradley (tiro di Destro e mezza papera di Consigli) e il pessimo lavoro di arbitro e assistenti nell’annullare un gol regolare di Denis (Piris non fa scattare il fuorigioco) che avrebbe riaperto la gara. Lo stesso Banti, nel p.t., aveva sorvolato su un netto fallo da rigore su Lamela. Finita la gara, ecco Zeman: «Per me non contano i nomi o le gerarchie degli anni precedenti, ma gli allenamenti. Gioca chi pensa alla squadra e non a se stesso. Non basta dire: poi ci penso domenica. Questa settimana non mi hanno convinto, spero che succederà la prossima». Ma non tutte le situazioni sono uguali.

Zeman dice di Osvaldo: «È il più talentuoso dopo Totti, ma deve mettersi al servizio della squadra». Dice di Burdisso: «Vorrei venti giocatori con la sua applicazione, anche se ora non rende al meglio». E, dopo aver detto più volte che De Rossi non è un regista, spiega perché i cambi sono stati Perrotta e Marquinho: «Mi servivano giocatori per ripartire e De Rossi non è da ripartenza». A 6milioni l’anno, con un Mondiale nel palmarès, dopo la corte del City deve essere triste sentirsi dire che non si sa fare nulla. In panchina, per scelta tecnica, De Rossi non ci finiva dal 2003-2004. Con Spalletti era successo alla vigilia di Lione-Roma e Manchester United-Roma, nel 2007. Champions. Altri tempi.

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