Martina Cox, moglie del tifoso picchiato: “Servono fondi per curare Sean, aiuto”

Martina Cox, moglie del tifoso picchiato: “Servono fondi per curare Sean, aiuto”

Intervista all’ “Irish Times”, un anno dopo l’aggressione: avrà bisogno di assistenza a vita

di Redazione, @forzaroma

Sean Cox, l’uomo, colpito alla testa con violenza prima della semifinale di Champions tra Liverpool e Roma, un anno fa, ha riportato danni permanenti al cervello: “Avrà bisogno di cure continue per il resto della vita, la sua memoria a breve termine forse non tornerà, anche se ricorda un sacco di cose del passato”. Martina Cox è stata intervistata dall'”Irish Times” di ieri. “Vivere qui senza Sean, è orribile, ci manca così tanto. Soprattutto nelle cose di tutti i giorni: l’idea che Sean abbia perso così tante tappe della vita familiare mi uccide”. E aggiunge: “Sono arrabbiata, ma evito di sprecare energie per questo: ho troppo da fare per aiutare Sean e i miei figli. Ogni giorno mi sveglio e mi chiedo se è successo davvero: è molto dura. Una violenza così brutale è difficile da comprendere – continua la moglie -. Una cosa calcolata, cambiandosi i vestiti per non essere individuati. E poi andare a vedere la partita, senza pensare a quello che hai fatto”. Da quando si è trasferito al National Rehabilitation Hospital lo scorso ottobre, “è stato a casa due volte. Solo per un paio d’ore, un anno dopo, ma riaverlo qui è stato fantastico. È stata probabilmente una delle cose migliori di tutto questo periodo per noi”. Come riporta il Corriere della Sera, la famiglia sta raccogliendo fondi, anche attraverso il sito supportsean.com, per trovargli un posto in un’unità di riabilitazione nel Regno Unito, visto che in Irlanda non ci sono altre strutture del genere. Venerdì 12 si giocherà una partita tra vecchie glorie inglesi e irlandesi: l’incasso andrà a Cox. Martina sottolinea: “Lui farebbe lo stesso per me, merita il meglio”.”È stato orribile – continua la moglie – Era attaccato al ventilatore, con la testa gonfia e bendata, non sembrava lui. Ero devastata, ma ci siamo seduti e abbiamo parlato con lui, gli abbiamo suonato delle canzoni e gli abbiamo tenuto la mano, senza sapere se poteva sentirci”. Ma quattro settimane dopo durante i preparativi per rimpatriarlo in Irlanda, “improvvisamente ha aperto gli occhi per 35 minuti. E giuro su Dio, pensavamo di aver vinto alla lotteria!”. Al centro di Liverpool alla famiglia è stato consegnato un diario da riempire ogni giorno, che viene riconsegnato al paziente quando si spera si sarà ripreso: “Ecco, recuperare quel diario con lui, con le piccole note sui compleanni dei figli e le cose che gli raccontavamo ogni giorno, è uno dei miei obiettivi. L’altro è riportare Sean in Portogallo, il nostro posto felice. Ho fiducia in lui, ha sempre avuto una volontà di ferro ed è innamorato della vita. Spero che la tecnologia lo aiuti a comunicare meglio”.

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