Zaniolo, i cartellini sono un problema: quando la testa conta più delle gambe

Zaniolo, i cartellini sono un problema: quando la testa conta più delle gambe

Il centrocampista della Roma, dopo gli 11 gialli dello scorso anno, ha già collezionato 3 ammonizioni con una media di una a partita. Anche se Totti alla sua età…

di Francesco Iucca, @francescoiucca

Dopo il successo in extremis a Bologna e il pieno di complimenti per una squadra imbattuta dopo 5 partite, la Roma torna sulla terra. E lo fa con una prestazione decisamente sottotono, subendo la corsa e la prontezza a centrocampo e sugli esterni dell’Atalanta. Ieri sera anche Nicolò Zaniolo è stato fagocitato dal ritmo nerazzurro e ha sulla coscienza il gol del vantaggio a inizio secondo tempo che avrebbe fatto girare completamente la partita. Grande discesa sulla destra mandando a vuoto Palomino, saltato Gollini e poi la scelta sbagliata di calciare con Toloi che gli chiude la porta e soprattutto Dzeko e Pellegrini che protestano. Entrambi erano a pochi centimetri da Zaniolo, con lo specchio spalancato. La sconfitta della Roma non è colpa sua, ma di certo dovrà riflettere sulla mancanza di lucidità in alcune giocate potenzialmente decisive.

GIALLO FACILE, MA ANCHE TOTTI… – Nicolò è irruento a livello tecnico, così come lo è fisicamente e questo si riflette nella quantità industriale di cartellini gialli. In questo inizio di campionato le ammonizioni sono state già tre, con 291 minuti giocati: la media è di una ogni 97 minuti, una a partita. Un fattore che porta spesso l’allenatore a doverlo tirare fuori dal campo. Solo contro Genoa e Basaksehir il centrocampista è rimasto in campo per tutti e 90 i minuti, proprio le uniche due partite in cui non è stato ammonito (oltre a quella col Sassuolo, dove però ha giocato solo gli ultimi 18 minuti). Non solo i fantacalcisti, anche Fonseca deve fare i conti con il giallo facile di Zaniolo. Le sue qualità non si discutono. È la gestione della corsa e della giocata a difettare. Anche lo scorso anno i gialli del giovane centrocampista sono stati 11 in tutte le competizioni, ben 4 nelle ultime 4 presenze. In tanti, in realtà, si chiedono anche se il centrocampista 20enne non sia un po’ preso di mira dagli arbitri, punendolo al primo fallo. È anche vero che alla sua età un po’ di mancanza di controllo può essere normale. D’altronde, a 20 anni anche Francesco Totti andava sopra le righe con i cartellini. Nella stagione ’95-’96 la ‘fedina’ del futuro capitano era stata immacolata nonostante i 2147 minuti in campo. Ma in quella seguente – a 20 anni appena compiuti – le ammonizioni sono salite addirittura a 9, di cui 2 nella stessa partita. Una media di una ogni 247 minuti, contro i 205 di Zaniolo nella scorsa annata.

LA TESTA FA LA DIFFERENZA – Resta il fatto che il classe ’99 della Roma deve senza dubbio trovare un equilibrio a livello di atteggiamento in campo, con e senza il pallone. In estate c’era stato l’episodio del rigore contro l’Athletic Bilbao, un fallo di mano commesso dallo stesso Zaniolo invece che dal difensore avversario. In quel caso arrivarono le scuse sui social, ma il talento nato a Massa ha fatto vedere di non avere ancora trovato certe misure. Si dice che è la testa a fare il campione, la gestione dei momenti che il giovane talento giallorosso ancora non possiede. Lo ha dimostrato in interventi, falli o uscite spesso fuori luogo, frutto della tanta voglia di far bene e aiutare la squadra. Salvo ottenere l’effetto contrario, costringendo l’allenatore a fare ragionamenti non solo tattici, oltre ad arrivare con le pile scariche molto prima del 90′. Lo ha notato qualche giorno fa anche Boniek. È arrivato il momento di fare uno step in più, forse quello decisivo. Da ragazzino, soprattutto alla Fiorentina, in tanti gli rimproveravano la mancanza di lucidità e una testa un po’ matta. Zaniolo è chiamato alla stagione della consacrazione, deve accendere la luce quando si tratta di correre – con o senza palla – e alzare pure la testa davanti alla porta. La Roma ci crede, ma sta a lui tornare a trascinare come contro il Basaksehir e deliziare come nell’assist per Dzeko, o quello a Perotti col Real. La testa fa il campione, non i polmoni.

 

 

 

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