Tensione al Max: ecco come giocherebbe la Roma di Allegri

Individualismi, fantasia ed esperienza: tutto quello che il tecnico di Livorno porterebbe nella capitale

di Saverio Grasselli, @save_grasselli

Il bel gioco, quello sconosciuto. A più di un anno dall’arrivo di Paulo Fonseca già il fatto che gli interpreti della Roma riescano ad avere un’idea tattica generale è chiedere tanto. “Io alla Roma? Vediamo…”, le parole di Massimiliano Allegri sono rimbalzate subito dai canali della Rai alla testa dei tifosi, che hanno preso l’indiscrezione molto più seriamente di una semplice suggestione.

MENTALITÀ – I primi contatti indiretti con il tecnico livornese ci sono già stati e al momento il bisogno primario della Roma è quello di ricostruire un’identità di squadra. Esperienza, idee e innovazione: tre nuovi concetti che Allegri porterebbe da subito a Trigoria, ma soprattutto la fondamentale conoscenza del calcio italiano. È impossibile non riconoscerne il carattere pragmatico, che gli ha sempre permesso di accumulare vittorie, titoli ed arrivare ad un passo dalla vittoria in Champions League per due volte in carriera, senza dover necessariamente rifarsi al concetto idealistico del “bel gioco”, motivo per il quale è stato criticato negli anni in bianconero.

Che l’ultima campagna acquisti volgerà al termine tra meno di due settimane poco importa: uno dei maggiori tratti distintivi della mentalità ‘allegriana’ è quello di riuscire a valorizzare gli uomini che già sono a disposizione, costruendo a seconda delle loro caratteristiche la migliore formazione possibile: da qui si ripartirà, senza dover necessariamente chiudere le porte, per partito preso, ai valori che potrebbero dimostrarsi utili in determinate situazioni.

TATTICA – Un calcio ibrido, camaleontico, che rispecchia a pieno le necessità di questo sport nel XXI secolo: Allegri non parte da preconcetti stabiliti, ma preferisce mutare tattica di volta in volta, dopo uno studio intenso dell’avversario. Sembra perciò riduttivo parlare di 3-5-2 o 4-2-3-1: lo schema lo fa il campo. C’è comunque da riportare alcune costanti e preferenze del suo calcio: le ultime uscite con la Juventus partivano dalla base di una difesa a 4, con gli esterni bassi a spingere insieme al tridente offensivo. In fase di possesso, quindi, un 4-3-3, in quella difensiva più un 4-4-2, per intasare le linee di passaggio avversarie piuttosto che lanciarsi in un pressing sfrenato. Se è vero che la differenza poi la fanno i dettagli, estremamente importante la capacità per gli uomini di Allegri di leggere le varie fasi di gioco. Saper sfruttare i calci piazzati sarà un aspetto su cui batterà parecchio, a rimarcare l’importanza del singolo episodio.

INTERPRETI E LEADERSHIP – Quindi come ci si può immaginare una Roma targata Allegri? Al momento in porta la soluzione più probabile è quella che vede Mirante titolare: le buone doti nella gestione dello spogliatoio del tecnico di Livorno proveranno comunque in tutti i modi a recuperare Pau Lopez per le gare dell’avvenire.

Difesa a 4, come già detto, formata dai centrali Gianluca Mancini ed il nuovo arrivato Marash Kumbulla (sempre che Smalling rimanga bloccato dal Manchester). E’ proprio qui che verranno sfruttate le ottime qualità nell’impostazione del numero 23, ritagliandogli un ruolo da primo playmaker, con suggerimenti lunghi che vadano a scovare e favorire le manovre offensive. Una sorta di Bonucci giallorosso. Per quanto riguarda gli esterni bassi, spazio sulla sinistra a Spinazzola, con un occhio di riguardo a Calafiori: i buoni rapporti con il padre saranno un motivo in più per Allegri nella sua alternanza a Leonardo, proprio come dimostrato dalla fiducia per i giovani riposta (e poi ripagata) nel giovane Moise Kean ai tempi della Juventus. A destra, invece, possibile che si porti dietro anche De Sciglio, in virtù del legame molto forte tra i due. Fino ad allora, però, spazio a Rick Karsdorp, in vantaggio netto su Bruno Peres.

Si passa al centrocampo, rigorosamente a 3: Veretout a spezzare il gioco, Pellegrini ad inventare e Cristante a completamento del cuore del primo gioco offensivo. Proprio Bryan potrebbe essere il valore aggiunto e il giocatore ritrovato: l’esordio con il Milan lo ha voluto Allegri stesso, nel match di Champions League contro il Viktoria Plzen nel 2011 ed è lo stesso tecnico che ha provato a portarselo alla Juve, prima che il centrocampista arrivasse a Roma. Cristante tornerebbe, dopo il suo impiego addirittura in difesa, vicino alla posizione che gli ha concesso la luce dei riflettori a Bergamo, con l’Atalanta. 

Il tridente offensivo, infine, offre scelte e soluzioni diverse, da poter cambiare e alternare durante le partite: l’importanza che Allegri dà agli spunti individuali può essere soddisfatta dagli eccellenti interpreti a disposizione. A destra titolare Pedro, Mkhitaryan resta a sinistra. I due esterni dialogherebbero tra di loro accentrandosi nel corso dell’azione, creando spazi per l’inserimento dei terzini. La loro duttilità riuscirebbe poi a farli spostare dall’una all’altra parte del campo, evitando di dare punti di riferimento alla difesa avversaria. Con il ritorno dall’infortunio al crociato, Nicolò Zaniolo potrebbe svolgere un lavoro simile a quello di Mandzukic nella Juve: strappi offensivi e nuovi spunti, ma anche recupero e sostegno alla difesa.

Unica punta Edin Dzeko, riferimento per la squadra, proprio come Ibrahimovic nel Milan campione d’Italia con Allegri in panchina: il tecnico livornese non si farà problemi nel costruirgli la squadra a suo servizio, mettendolo nelle migliori condizioni per essere incisivo ed arrivare sempre al gol. Nelle ultime stagioni Dzeko ha sempre dovuto abbassarsi per ricevere il pallone e partecipare all’impostazione offensiva, con Allegri si vedrebbe molto più all’interno dell’area di rigore avversaria, pronto a sfruttare gli spunti e le giocate dei fuoriclasse alle sue spalle.

Roma (4-3-3): Mirante; Karsdorp, Mancini, Kumbulla, Spinazzola; Pellegrini, Veretout, Cristante; Pedro, Dzeko, Mkhitaryan.

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