Smalling in Love. E ora diamogli la fascia

Ha voluto questa maglia rinunciando a soldi, rifiutando club più competitivi e schierando ogni genere di elemento di pressione in suo possesso

di Francesco Balzani, @FrancescoBalza8

Da stasera chiamatelo pure l’Anglo-Romano. Difficilmente nella storia recente del club un giocatore straniero aveva desiderato così tanto rivestire la maglia giallorossa. Sarà per quel numero 6 che ha vestito per anni, con amore e orgoglio un campione immenso come Aldair. Oggi, e per almeno tre anni, quel 6 sarà sulle spalle di Chris Smalling da Greenwich che ha voluto così tanto la Roma da mettersi contro tutti proprio come nelle storie d’amore impossibili che scriveva Shakespeare. Si è messo contro anche quel papà Manchester United dove era cresciuto e dove ha vinto ogni cosa. Ha dato la sua parola, e l’ha rispettata: “Tornerò”. Da uomo, da campione. E’ stato suo il tackle decisivo utile a sbloccare una trattativa infinita, da serie tv. Il lieto finito non era così scontato tant’è che è arrivato ben oltre il gong di un mercato che ha regalato poche gioie e molte apprensioni. C’è stato di tutto, forse anche di troppo. Ma alla fine, proprio alla fine, ha vinto l’amore di Smalling. Il gigante vegano che ha spazzato via due luoghi comuni: quello dei difensori britannici in difficoltà in serie A e quello degli inglesi solitamente non attratti da un paese così diverso e lontano dal loro. Chris è stato per un anno il miglior giocatore della rosa di Fonseca, e in quei mesi si è innamorato perdutamente della città eterna. Da San Pietro a Piazza di Spagna passando per le villette a schiera dell’Eur o i caldi vicoli di Trastevere. Non vissuti da turista, ma già da romano. Anzi, da romanista. Ha voluto questa maglia rinunciando a soldi, rifiutando club più competitivi (almeno al momento) e schierando ogni genere di elemento di pressione in suo possesso. Per questo, non ce ne voglia Dzeko, la fascia da capitano dovrebbe andare a lui di diritto. Perchè quelli così innamorati ultimamente da Trigoria facevano le valigie. E invece ora ci tornano. D’altronde caro Chris proprio quel tuo noto connazionale scriveva: “E cos’altro può essere l’amore se non una segreta pazzia, una opprimente amarezza e alla fine una benefica dolcezza”.

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