Roma, il pagellone della stagione: ok Marquinho e Borini, delusioni Kjaer e José Angel

di Redazione, @forzaroma

(di Alessio Nardo) Dieci mesi di stagione, quarantadue partite (38 di campionato, 2 d’Europa League, 2 di Coppa Italia),

17 vittorie, 9 pareggi, 16 sconfitte, 56 punti e 7° posto in classifica, 33 giocatori impiegati (compresi Brighi, Caprari, Okaka, Borriello e Pizarro, poi partiti verso altri lidi). ForzaRoma.info dà i voti all’annata 2011-2012 della squadra giallorossa.

Marquinho 6,5: l’oggetto misterioso è risultato vincente. Sbarcato a Roma in prestito dal Fluminense a gennaio, l’intermedio brasiliano ha dimostrato un ottimo adattamento al calcio italiano. Intraprendente, dotato di buona tecnica e di un’eccezionale abilità nell’inserimento, si è rivelato efficace in zona gol, andando a segno tre volte. Impiegato anche da terzino, non ha sfigurato.

Borini 6,5: altro oggetto misterioso, stavolta del mercato estivo. Per molti, l’erede di Zamblera. Macché. L’ex Chelsea è una delle note più positive della stagione romanista. Subito preso in considerazione da Luis Enrique, in avvio non ha impressionato. Fuori due mesi per infortunio (da inizio novembre a metà gennaio), è stato il trascinatore dall’11 gennaio al 10 marzo (9 reti in 12 gare), calando nel finale. Dieci i suoi gol complessivi.

Osvaldo 6+: il suo acquisto fu criticato da molti in estate. In realtà, l’italoargentino ha risposto alle attese. Non è Batistuta, e questo lo si poteva immaginare. Ma neanche Bartelt. Ottime qualità sul piano atletico, buona tecnica, rabbia agonistica a volte eccessiva (due espulsioni). Il difetto? Discontinuità di rendimento. Con undici gol è il cannoniere principe della stagione.

De Rossi 6: per molti mesi è stato il principale argomento di discussione nell’etere. Daniele e il contratto, si arriverà a dama? Alla fine la risposta è stata positiva. A febbraio è giunta la firma e paradossalmente il rendimento di Capitan Futuro è scivolato verso il basso. Prestazioni eccellenti ad inizio stagione, meno brillanti nel finale. Comunque, una certezza. Sia da regista che da centrale difensivo.

Totti 6: non è stata certo la miglior annata del Capitano, soprattutto a livello realizzativo. Lui, abituato alla doppia cifra, stavolta si è dovuto accontentare di otto miseri gol complessivi. In campo ha dato sempre il fritto, agendo da regista offensivo. Penalizzato dalla lentezza costante dell’intera squadra, è stato spesso costretto ad arretrare il raggio d’azione per trovare palle giocabili e illuminare la manovra. Allontanandosi giocoforza dalla porta.

Taddei 6: sufficienza meritata per un veterano dal cuore d’oro. Messo praticamente fuori da Luis Enrique nei primi due mesi di stagione (solo una presenza, a San Siro con l’Inter) è riapparso in campo il 20 novembre col Lecce, divenendo quasi indispensabile nell’inedito ruolo di terzino sinistro, vista l’inaffidabilità di José Angel. Orgoglio, esperienza e volontà. Ha dato tutto. Sempre.

Simplicio 6: un’altra “vittima” delle stravaganze di Luis Enrique. Escluso dal ritiro di Riscone, sembrava ormai fuori dal progetto, destinato a trovarsi un’altra sistemazione. Reintegrato successivamente, ha giocato da titolare le due gare di Europa League con lo Slovan. In campionato lo si è visto a sprazzi. Sempre apprezzabile il suo contributo, in particolare in zona gol. Quattro reti, miglior goleador giallorosso (al pari di De Rossi) escluse le punte.

Burdisso 6: tre mesi di stagione, poi il ginocchio ha fatto crack in nazionale. Finché c’è stato, ha guidato da leader un reparto difensivo già scricchiolante. Dopo il suo forfait, sono arrivate le imbarcate: Firenze, Cagliari, Bergamo, Lecce, due volte Torino. Il voto è di stima e di incoraggiamento per l’imminente rientro in campo. Forza Bandito, la Roma ha bisogno di te.

Lobont 6: ha visto partire Doni e Julio Sergio, ritrovando Stekelenburg dopo cinque anni (i due erano stati già compagni ai tempi dell’Ajax). Mai mezza polemica, ha accettato tranquillamente il ruolo di vice, facendosi sempre trovare pronto. Un secondo affidabile.

Viviani 6: in estate catturò le attenzioni e la stima del mister, meritandosi elogi a profusione anche in conferenza stampa. Titolare nel doppio confronto con lo Slovan in Europa, ha assaporato l’ebbrezza del debutto in Serie A solo a dicembre (con la Juve). Poi altre rare apparizioni. Ha buoni mezzi ma deve crescere, soprattutto sul piano della personalità. Un anno in prestito altrove non gli farebbe male.

Curci 6-: gli ci voleva un anno di Roma per dimenticare le due retrocessioni consecutive con Siena e Sampdoria. Ha svolto bene il ruolo di terzo, facendo da spettatore per più di metà stagione. L’esordio a Torino, con la Juventus, con tanto di rigore parato (a metà) a Pirlo. Buone parate, professionalità impeccabile.

Stekelenburg 5,5: uno dei grandi acquisti dell’estate, preferito in extremis a Kameni. Spesso è stato vittima delle malefatte dei propri compagni di difesa, ma è anche vero da un vicecampione del mondo ci si aspettava qualcosina in più. Pochi interventi di spessore nella sua stagione. E’ sembrato un portiere normale.

Pjanic 5,5: gioiellino preso e portato a Roma da Sabatini nell’ultimo, movimentato, giorno di mercato. Trequartista d’origine, Luis Enrique (per esigenze tattiche) lo ha quasi sempre utilizzato da intermedio, sia sul centrosinistra che sul centrodestra. Buonissima prima parte di stagione (con molti assist-gol), deludente la seconda. Qualità tecniche di primo livello, manca di fisico e carattere. Tende ad assentarsi dal gioco nei momenti più caldi e delicati della partita.

Lamela 5,5: forse il vero boom (almeno sulla carta) del mercato estivo giallorosso. Diciannove anni, talento sopraffino. Un predestinato. A Roma lo si è visto per la prima volta a fine ottobre (causa infortunio post Mondiale Under 20) e la sua presentazione all’Olimpico è stata scintillante: sinistro a giro sul secondo palo e gol decisivo al 7′ contro il Palermo. Nel corso della stagione ha alternato buone partite ad altre evanescenti. Ha mezzi importanti, deve maturare in tutto. Per non diventare l’erede di Ménez.

Heinze 5,5: il giocatore “antiprogetto” per antonomasia. In là con gli anni (classe 1978), portato a Roma a parametro zero per un’urgenza. Ovvero, il bisogno assoluto di centrali. El Gringo, dall’alto della sua carriera invidiabile, ha dimostrato forza e leadership, guidando a testa alta la difesa romanista, soprattutto dopo l’infortunio di Burdisso. Negli ultimi mesi di stagione (forse pensando già al ritorno in Argentina) ha avuto un calo drastico nel rendimento, partecipando attivamente alle disfatte di Bergamo e Lecce.

Juan 5,5: un senatore sempre utile. Messo in disparte all’inizio, in seguito è tornato titolare fisso a causa degli affanni di Kjaer e dell’incidente di Burdisso. Assieme ad Heinze, per qualche settimana, ha tenuto in piedi con disinvoltura il reparto arretrato, prima del crollo. Presente a Cagliari, presente a Bergamo, non si è salvato dalle brutali goleade incassate dalla Roma. Si è infortunato nel derby del 4 marzo e non ha più visto il campo.

Gago 5,5: forse Sabatini non l’avrebbe mai preso, ma colse l’occasione “in saldo” per strapparlo al Real in prestito e consegnare a Luis Enrique un centrocampista di qualità in più. Come molti suoi compagni è andato a corrente alternata. Buone partite, un gol (al Lecce) e tante prestazioni poco più che mediocri. In una rosa d’alto livello ci può stare, il problema è il ruolo: nel 4-3-3 fatica sia da centrale puro che da intermedio. Si troverebbe molto meglio in un 4-2-3-1.

Bojan 5,5: stagione per certi versi indecifrabile. Di certo non sufficiente. Una delle stelle della nuova Roma doveva esser lui, il talento d’oro della cantera blaugrana. Richiesto espressamente dall’allenatore, non è mai diventato titolare al 100%, chiuso dalla continuità di Osvaldo e Borini e dagli exploit di Lamela. Porta in dote sette gol, sprazzi di classe pura e tante prestazioni anonime. La stoffa sembra averla, che abbia solo bisogno di tempo per adattarsi al calcio italiano e dimostrare tutto il suo valore?

Rosi 5,5: ha fatto parte della “difesa dei disastri”, beccandosi critiche su critiche. Aveva forse illuso in avvio di stagione, mostrando insospettabili miglioramenti. Poi è tornato sui suoi standard abituali. Ovvero, gare strane. Con strappi di forza e prepotenza fisica, ma anche tante amnesie ed errori grossolani. Non gli si può rimproverare scarso impegno. Questo no.

Perrotta 5,5: la stagione meno significativa di Super Simo in giallorosso. Improvvisamente da titolare si è ritrovato fuori dal progetto. Luis ha puntato su di lui all’inizio (anche come terzino destro) salvo poi sbolognarlo tra panchina e tribuna. Pochi scampoli nel finale di stagione, sempre con professionalità. Ma il Perrotta dei bei tempi è ormai andato. Fine dell’avventura a Trigoria?

Luis Enrique 5: parabola triste e malinconica. L’arrivo (sorprendente) in grande stile, l’inizio difficile, il percorso intermedio brillante, il baratro finale e le dimissioni. Questo era il suo progetto, Baldini e Sabatini in lui hanno sempre creduto, almeno a parole. Ha avuto carta bianca, possibilità di sbagliare e andare avanti. Il futuro della Roma era nelle sue mani. Ha scelto di mollare. Di concreto, cosa lascia? Ben poco. Rosa in larga parte svalutata, un impianto di gioco inesistente, risultati ampiamente negativi.

Greco 5: si è fermato al gol di Basilea e alla convincente prestazione nel derby del 7 novembre 2010. E’ venuta a mancare l’evoluzione. Luis, positivamente colpito dalle sue qualità tecniche, ha provato a farne un elemento cardine, ricevendo risposte sconfortanti. Stagione non all’altezza.

Cassetti 5: impiegato quasi esclusivamente da centrale da Luis Enrique, ha sulla coscienza il rinvio sballato che causò il pareggio di Stepanovsky e la conseguente eliminazione della Roma dall’Europa League il 25 agosto. Pochissime altre apparizioni per lui, spesso insufficienti. Se ne va dopo sei anni, tre coppe, due scudetti sfiorati e un gol decisivo in un derby. Un grande in bocca al lupo.

Kjaer 4,5: nella testa di Sabatini (e dei tifosi) era lui l’elemento principale dal quale ripartire per rifondare la difesa. Ventidue anni, gran fisico, buona tecnica, due stagioni positive a Palermo ed una disastrosa al Wolsburg. Ottimo il suo esordio a San Siro con l’Inter (gara da 7 in pagella). Poi? Cos’è successo? Non si sa. Il danese ha perso la retta via, dando vita ad una serie di prestazioni imbarazzanti. Lento, goffo, impaurito, impacciato. Solo nelle ultime settimane ha rialzato un po’ la testa. Assieme a José Angel e Luis Enrique, è forse il simbolo dell’annus horribilis romanista.

José Angel 4,5: l’obiettivo estivo nel ruolo era Gael Clichy, trasferitosi poi al Manchester City. “No problem”, disse Luis a Sabatini, “c’è José Angel, prendi lui”. Il semisconosciuto terzino sinistro del Gijon fu il vero azzardo del mercato. Un fallimento a 360°. La prima gara col Cagliari lo segnò brutalmente: “assist-gol” a Daniele Conti ed espulsione sciocca per fallo su Biondini. Il resto della stagione? Da dimenticare. Mai un’iniziativa temibile, mai un cross decente, mai una cosa da grande calciatore. Nel suo ruolo hanno fatto meglio persino Taddei e Marquinho, due centrocampisti offensivi.

Cicinho 4,5: Sabatini non lo avrebbe neanche fatto andare in ritiro. Anche qui ci mise lo zampino Luis Enrique, deciso a farne di nuovo un giocatore. Il tentativo durò l’arco di un paio di settimane. Due gare da titolare con lo Slovan in Europa, altre due con la Fiorentina (in campionato e in Coppa Italia). Elemento avulso dal contesto, giunto finalmente alla scadenza del contratto. Era ora.

Tallo S.V.: il dodicesimo acquisto dell’estate. Il giovane ivoriano ha fatto molto bene in Primavera, sino a guadagnarsi le convocazioni di Luis in prima squadra nell’ultimo segmento di stagione. Tre spezzoni con Fiorentina, Napoli e Chievo. Buona personalità, un assist vincente a Simplicio, discrete prospettive. Non sarà l’erede di Drogba, ma (speriamo) neanche di Okaka…

Piscitella S.V.: esordio con l’Inter e ventisette minuti giocati (a sorpresa) nel recupero di Catania dell’8 febbraio. Poi non lo si è più visto.

Verre S.V.: ventidue minuti nella tragicomica serata dell’Olimpico con lo Slovan. Mai presente in campionato.

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