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Peccenini: “Non bisogna nascondersi dietro gli arbitri”

Getty Images

Le parole dell'ex giallorosso: "Al di là degli errori arbitrali che si sono stati, penso che la maggior parte dei problemi siano all’interno della squadra"

Redazione

L’ex calciatore della Roma Franco Peccenini è intervenuto in diretta su Centro Suono Sport all’interno della trasmissione “Bar Forza Lupi”. Queste le sue parole:

Tra decisioni arbitrali ed errori tecnici, la Roma ha perso 3-2 con il Venezia: cosa non va? “Al di là degli errori arbitrali che si sono stati, penso che la maggior parte dei problemi siano all’interno della squadra, non bisogna nascondersi solo dietro gli arbitri. La Roma non ha né capo né coda, i numeri sono impietosi perché la Roma ha perso 5 partite su 12, anche con le piccole. Al netto degli errori arbitrali, la squadra non gira. Abbiamo calciatori lontani dalla forma migliore, oggi ci sono stati limiti preoccupanti sul profilo tecnico, poi gli altri corrono tutti più della Roma e non si sa perché, forse è anche un fattore psicologico. Non possiamo dire che sia sempre colpa degli arbitri. Agli albori della mia carriera, ho avuto Helenio Herrera che veniva dall’Inter e qui a Roma ha trovato una realtà totalmente diversa e oggi sta accadendo lo stesso con Mourinho. Il Mago tirava fuori la storia degli arbitri, ma in realtà la squadra non è all’altezza dell’allenatore. Mi sembra proprio questo, l’allenatore è quello che è e non si discute per quello che ha vinto, però la squadra non sia all’altezza e lo sa anche Mourinho che lo ha detto nelle sue dichiarazioni”.

Perché prendere Mourinho senza una squadra all’altezza? “Per cercare di esaltare e tirare su il morale a una tifoseria che veniva da periodi veramente brutti, il primo colpo ai miei tempi fu Herrera e si ricreò entusiasmo come quello per Mourinho. Nel tempo, poi, l’entusiasmo sfumò e anche Herrera fu costretto ad andarsene perché i risultati non arrivarono. È vero che con Mourinho è stato stilato un programma triennale, però non si può partire così male. Nel cantiere si mette un mattoncino alla volta, qui mi sembra che si vada regredendo ogni giorno, i problemi ci sono ed è inutile nasconderlo. Ci sono delle epurazioni continue e non possono sollevare il morale di chi dovrebbe darti una mano nel momento del bisogno”.

Qual è la strategia che ha in mente Mourinho nel mettere da parte alcuni calciatori per poi riconvocarli? “Questi ragazzi non ti potranno dare il massimo perché scenderanno sempre con le gambe che tremano, se giochi con una spada di Damocle di questa pesantezza non è facile esprimersi al meglio”.

Perché gli avversari attaccano sempre dalla destra? “Evidentemente gli avversari sanno che lì è il punto debole della Roma. Ai miei tempi, andavo al campo un’ora prima per migliorare sui cross, poi si poteva sbagliare lo stesso. Non so i metodi di lavoro di Mourinho e non mi permetto di dire se siano giusti o sbagliati, però Karsdorp arriva 20 volte sul fondo e sbaglia 21 volte, probabilmente non c’è attenzione”.

Quali e quanti giocatori sono da Mourinho? “Sono meno di quante sono le dita di una mano, sinceramente sono tutti sotto il livello che conoscevamo. Qualcuno sta giocando in affanno, tipo i due centrocampisti centrali si stanno trascinando per il campo perché hanno sempre giocato, non hanno avuto un attimo di respiro e non hanno, secondo Mourinho, i ricambi giusti. Non sono d’accordo nell’accantonare alcuni calciatori, anche oggi sono andati in grandissima difficoltà perché il Venezia era rapido, se hai un centrocampo che va a rilento è un problema. La Roma ha incassato 14 gol nelle ultime 7 partite ma non è solo colpa loro, non hanno filtro. Con tutto il bene per Veretout e Cristante, stanno giocando sotto rendimento”.

Servirebbe una figura come Totti in società? “Per me dovrebbe parlare il presidente o il vicepresidente, non ho mai sentito una loro parola. È vero che fanno le cose in silenzio, però è ora che parlino e dicano quali siano i programmi della piazza. Se da un anno e mezzo non hanno preso in considerazione l’inserimento di un Totti che conosce l’ambiente, evidentemente non lo ritengono importante. Sono valutazioni che si fanno, per me servirebbe una figura di raccordo tra la tifoseria e la presidenza, per me anche Pinto è un estraneo, non sa quali siano gli umori della piazza, non conosce molto della Roma. Va bene lavorare in segreto e fare le cose senza farle sapere, però arriva un momento dove ci si deve confrontare, perché i tifosi continuano a sostenere la squadra e questo patrimonio bisogna conservarlo e per farlo bisogna esporre i programmi. Avrebbero potuto dire a inizio stagione che, pur avendo Mourinho, si stava ricostruendo tutto da capo. Se Mourinho ha accettato questi programmi, pensava che la rosa fosse all’altezza almeno per il quarto posto”.