Osvaldo, 77 giorni da incubo

di finconsadmin

(di Alessio Nardo) Settantasette giorni. Da un colpo di testa all’altro, da Bologna a Torino, dal gol al gol. In mezzo, un lungo percorso di incomprensioni, comportamenti sbagliati, critiche feroci e contestazioni. Il rapporto tra la Roma e Pablo Daniel Osvaldo ? e resta appeso ad un filo. Un bel castello di credibilit? smontato e abbattuto da un 2013 fallimentare, in tutti i sensi. Dalla serata trionfale contro il Milan del 22 dicembre, con tanto di gol del momentaneo 2-0 (forse l’apice del feeling tra Pablo e la piazza giallorossa), tutto ? finito, si ? spento, ? tristemente evaporato. La mancata partecipazione del giocatore alla tourn?e invernale negli Stati Uniti ? stata la tappa inaugurale del calvario. Mai pi? un guizzo all’Olimpico, qualche rete inutile (a Napoli e, per l’appunto, a Bologna) ed una serie di prove imbarazzanti, coincise con il lungo digiuno in zona gol.

 

27 gennaio, ore 12.48. Stadio Dall’Ara. Pjanic trova un delizioso traversone dalla destra e Osvaldo incorna alla perfezione. E’ il vantaggio del 2-1 (la partita con il Bologna finir? 3-3), l’inizio del disastro. La Roma sprofonda in crisi, perde in casa contro il Cagliari e cambia allenatore. Fuori Zeman, dentro Andreazzoli. L’esordio del nuovo tecnico ? a Marassi, con la Samp di Delio Rossi. La partita che forse pi? di ogni altra Osvaldo vorrebbe rigiocare. Quella che di fatto crea la spaccatura con la stragrande maggioranza del tifo. Sottrarre un rigore a Totti di per se ? gi? un gesto azzardato. Se poi il rigore non viene segnato, ma consegnato gentilmente e timidamente tra le braccia del portiere avvesario (Romero, nella fattispecie), la situazione precipita. L’italoargentino svolazza sul confine tra personalit? e arroganza. Vuol fare il protagonista, ma il suo penalty ? un flop. La Roma perde, il caso nasce.

 

Contro la Juve ? un’altra storia. Grande Roma d’orgoglio, tutti danno il fritto. Anche Osvaldo, che non segna ma gioca l’unica gara convincente di questi 77 giorni infiniti. A Bergamo, il 24 febbraio, non tocca palla. In casa contro il Genoa, il 3 marzo, idem. Esce all’81’ ed il suo sostituto, Perrotta, chiude il match sul 3-1 in extremis. Ad Udine, il 9 marzo, Osvaldo entra solo al 61′ (al posto di Totti) e in pieno recupero, sull’1-1, ha sul destro, davanti a Brkic, la ghiotta pallagol per far pace con tutti e regalare alla Roma un successo vitale. L’errore ? goffo e clamoroso: sfera al lato, la crisi prosegue. Contro il Parma all’Olimpico (17 marzo) resta in panchina. A Palermo, nel week-end di Pasqua, subentra al 45′ ed il suo unico gesto degno di nota ? un fallo ingenuo (e anche un po’ idiota) su Morganella che gli comporta un pesante cartellino giallo. Squalifica e niente derby con la Lazio del 9 aprile. Forse l’occasione ideale per potersi sbloccare.

 

Ma il buon Osvaldo, pur squalificato (e quindi assente), riesce comunque a far parlare di se. La prassi “vuole” la presenza dei giocatori indisponibili in tribuna, al fianco della squadra. E invece Pablito, amante del rock & roll, cosa fa? Parla con la societ? ed ottiene un bel permesso vacanza per volare a Londra con la fidanzata Jimena Baron. All’Olimpico si soffre e si suda per un pareggio, mentre Osvaldo fa il bello e il cattivo tempo su Twitter, pubblicando foto di birre e relax in dolce compagnia. La frattura col mondo Roma sembra insanabile e definitiva, ma il destino ? strano. Al suo rientro, l’attaccante non va in punizione. Bens? in campo, contro il Torino, da titolare. E dopo venti minuti, segna di testa il gol dell’1-0, fermando a 77 il numero dei giorni a secco. Non ? (ancora) aria di pace, ma chiss?. Da qui a fine maggio ci si pu? ancora far perdonare. O magari, si possono creare i presupposti per un divorzio meno traumatico. Star? a lui, al Johnny Depp di Buenos Aires, ammutolire i detrattori e lasciare il segno. In positivo.

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