Mancini: “Stare alla Roma è unico, dobbiamo dimostrare senso di appartenenza per questa maglia” – VIDEO

Mancini: “Stare alla Roma è unico, dobbiamo dimostrare senso di appartenenza per questa maglia” – VIDEO

Il difensore giallorosso racconta a DAZN: “Quando ho scelto il 23 ho pensato ad Astori, Davide era una persona fantastica”

di Redazione, @forzaroma

La sfida tra Udinese e Roma si avvicina: mercoledì sera i giallorossi sfideranno i friulani in occasione della decima giornata di Serie A. A due giorni dal match, Gianluca Mancini ha rilasciato un’intervista ai microfoni di Dazn. Ecco le sue dichiarazioni:

Hai qualche scaramanzia prima di entrare in campo?
No, non ho scaramanzie particolari. Magari metto prima lo scarpino destro dove c’è il nome della mia compagna e poi il sinistro. Cose così, semplici.

Fonseca ha un calcio che vuole una difesa alta e, quando si perde il pallone, si va subito alla riconquista nella metà campo avversaria. È una cosa che vivevi anche all’Atalanta?

Sì, la vivevo in maniera diversa. L’intensità degli allenamenti è simile a quelli di Bergamo, ma il modulo e il modo per andare a prendere gli avversari, le scalate, sono sicuramente diverse. L’idea del gioco del mister è una cosa che mi entusiasma e mi piace perché nel calcio di oggi l’intensità è padrona.

Hai contro Lukaku: come ti comporti? Gli dai il corpo oppure no?

Assolutamente no. Lukaku vive di quello, è forte fisicamente. Un braccio a distanza e cerchi di rubargli il tempo il prima possibile, al primo controllo, non farlo girare.

I più difficili da marcare sono i più piccolini secondo te. Con loro come ci si comporta?

Con loro devi partire tutta la settimana con concentrazione alta. Pensare durante gli allenamenti a un tuo compagno di squadra, pensare che sia uno di loro, e iniziare già a studiare i movimenti che verranno fatti domenica. In partita un difensore deve avere concentrazione altissima, con loro magari devi temporeggiare prima, l’anticipo lo devi cercare quando sei veramente sicuro perché se ti sgusciano e vanno via sono difficili da prendere. Se devo scegliere, preferisco marcare quello un po’ più grosso perché vado sullo scontro fisico me la posso giocare, anche sulle palle alte. Quelli più piccolini danno sicuramente un po’ più di fastidio.

Su Trigoria.
Qui al piano superiore ci sono le nostre camere dove dormiamo ad ogni ritiro prima di giocare in casa, oppure se torniamo tardi la sera da una trasferta in Europa. Passiamo molto tempo in camera. Quando giochiamo in casa ci alleniamo, pranziamo, poi abbiamo qualche ora libera e ritorniamo per cena, poi stiamo tutta la sera e fino alla partita in camera. La viviamo bene, ci sono tv, poca Playstation, leggiamo libri…

Cosa leggi?
(ride, ndc) Come comportarsi con le persone, perché a volte sono un po’ istintivo…

Hai mai pensato a iscriverti a un corso di laurea in psicologia?
No no, non esageriamo!

I giornali li leggi?
No, pochi giornali. Non leggo social, posto qualche foto dopo le partite. Sono molto timido, anche se non sembra. Non amo generalmente fare interviste.

Qui le radio sono sempre accese.
Per 24 ore. Prendi un taxi a Roma e parlano di Roma. Sono molto calorosi.

Su Roma e la Roma.
Una volta ho letto che Roma è l’unico posto in cui ti perdi e sei contento, perché scopri cose nuove. È veramente così. Io ero venuto con la mia compagna 5 anni fa, l’avevamo visto, ma ora viverci… Magari due anni fa immaginavamo di viverci, ma le dicevo ‘Ma che stai dicendo?’. È qualcosa di unico per la città e per la gente, molto calorosa. Ti vedono in giro e ti urlano daje, fa piacere, è molto bello. Roma è la Roma, la squadra è la Roma, i colori giallorossi, quelli delle persone che sono passati qua, dai vari Totti, De Rossi… Sono tutte cose per uno come me che ha sempre visto tanto calcio è qualcosa di unico.

Senti una responsabilità in più a indossare questa maglia? L’esigenza intorno del pubblico, il senso di appartenenza esiste davvero per questa maglia?
Certo, esiste. Il senso di appartenenza è grande e noi giocatori dobbiamo dimostrarlo, bisogna appartenere alla maglia per cui giochi, quella per cui la domenica vai in campo per fare risultato. Bisogna dare il massimo di te stesso per fare bene. La pressione ci deve essere ma deve essere positiva, una pressione per aiutarti a migliorare. Il salto è stato grande, perché Bergamo è un po’ più piccola di Roma. Avverto questa differenza, ma la vivo serenamente.

Tornando alle giovanili con la Fiorentina, la preparazione della gara è sempre la stessa per te o è cambiato qualcosa?
No, è cambiato tutto. Oggi Gianluca professionista è un’altra persona. A quel tempo la vivevo in maniera tranquilla: andavo a scuola, vedevo gli amici e giocavo, sempre con l’obiettivo di arrivare. C’era già un’impostazione, ma finché non sono arrivato a Bergamo non l’avevo capita. Nei primi mesi in serie A a Bergamo ho capito che per stare in Serie A e rimanerci devi cambiare totalmente. Oggi sono un professionista, vivo per il calcio oggi: dormire bene, mangiare bene, riposare, fare lavori preventivi, se serve qualche massaggio e dedicarmi solo a questo sport.

Com’è andata la prima convocazione in Nazionale?
È stata molto bella, mi sembrava come quando sono passato dalla Primavera della Fiorentina alla prima squadra. Ero in Under 21 e mister Di Biagio mi disse che il c.t. Roberto Mancini mi aveva convocato. Andai fuori di me, chiamai subito i miei genitori, la mia compagna. Dicevo ‘Io in Nazionale?! Veramente?”. Sono andato in Nazionale, mi sono ritrovato davanti Chiellini, Bonucci, Verratti, Florenzi… gente che io tifavo con i miei amici agli Europei e ai Mondiali. A un tratto mi sono ritrovato lì, è stato bellissimo. A Firenze andavo in prima squadra, tanti mi prendevano in giro dicendo che ero il figlio di Mancini. Anche in Nazionale il mister mi fece una battuta sul cognome. Mi disse ‘Ti chiami come me, devi portare in alto il nostro cognome’. Lì gli ho confessato che tanti credevano fosse mio padre.

Sei molto legato al 23.
Sì.

Sai chi l’ha indossato quel numero qui a Roma? 
Qui a Roma sì, quando arrivai scelsi quel numero e la prima cosa che pensai fu questa. Perché l’ha avuto Davide Astori. L’ho conosciuto per due mesi in ritiro a Moena con la Fiorentina. Ci sono state tante persone che hanno parlato bene di lui e se tante persone parlano bene di uomo, significa che quell’uomo lì era veramente speciale. Era una persona fantastica e a pensarci oggi a distanza di tempo, poco tempo, fa sempre male. È sempre un colpo al cuore.

La tua compagna?
Per le persone che amo do tutto me stesso. Piuttosto mi taglio tutte le dita per farli felici e farli vivere bene. La mia compagna? Con lei ho un rapporto fantastico, la conosco da tantissimo tempo, stiamo insieme da 5 anni e vivevamo a 10 minuti dai nostri paesini. Ci siamo presi che eravamo bambini, abbiamo fatto tante esperienze da soli. Io sono andato a Perugia e facevamo cose che a 18-19 anni non fai, come pagare una bolletta, firmare assicurazioni, andare in banca… Vivo con molta passione l’amore per lei.

Ti dà qualche consiglio?
Consigli pochi, ma li critica sempre. Dopo Bolgona l’avevo chiamata ed ero arrabbiato. Mi disse che non dovevo essere arrabbiato e che dovevo stare zitto e tornare a casa, è molto critica nei miei confronti. È forte anche in questo.

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