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Lingard: “Mourinho mi ha reso un vincente, ma ha un problema con gli infortuni”

Getty Images

"Non gli piaceva che i suoi giocatori si infortunassero, ma voleva avere una connessione speciale. Ogni tanto chiamava su FaceTime dal nulla solo per sapere cosa stessi facendo"

Redazione

José Mourinho è Special anche e soprattutto per il rapporto che riesce a instaurare con i suoi calciatori. Sono decine le testimonianze dei giocatori che, una volta allenati dal portoghese, hanno aneddoti e storie da raccontare. Tra questi anche l'inglese Jesse Lingard, che ha avuto Mou al Manchester United. Ecco il suo racconto a The Players Tribune.

"Nella stagione 2018/19 ho avuto questo infortunio all'inguine. Pessimo. Ho sempre corso molto durante le partite, tipo 12, 13 chilometri. Questo richiede molto, ma sono sempre stato in grado di spingere me stesso. Ma questa volta era diverso. Non potevo andare avanti. Dopo alcune partite, mi sono fermato. Non potevo giocare, non potevo allenarmi. Il mio corpo ne aveva abbastanza. Tutti si è fermato proprio quando ero così in alto. José Mourinho era l'allenatore del Manchester United all'epoca e... beh non gli piaceva che i suoi giocatori si infortunassero. Non voleva saperne nulla. Ed io dicevo tipo 'Non è colpa mia, vero boss?'. Io e José abbiamo avuto un buon rapporto in generale, devo dire. Era buono con me. Prima di tutti gli infortuni, si fidava di me, mi metteva in campo in partite importanti. Abbiamo vinto trofei e mi ha reso un vincente. Potrebbe tirare fuori quel lato di te. Gli piaceva avere una connessione personale con i suoi giocatori. A volte guardavo il telefono e ricevevo a caso una chiamata su FaceTime da lui. Così dal nulla solo per controllare. All'inizio lo trovavo così strano. Mi chiamava e diceva: "Jesse, cosa stai facendo". E io rispondevo: "Mi rilasso, guardo la tv...", dopo un silenzio imbarazzante dicevo "cosa stai facendo?'". Lo trovavo divertente. E, ad essere onesti, questo dimostrava quanto lui tenesse a noi. Ma riguardo gli infortuni, sì è stata dura perché non voleva sentirne parlare".