L.Enrique: “Non ho la forza di continuare ma non è un anno buttato. Il gruppo? Splendido…” (FOTO e VIDEO)

di Redazione, @forzaroma

Vigilia di Cesena-Roma, Luis Enrique ha parlato nella sua ultima conferenza stampa romana:

Ci spiega i motivi che l’hanno portata all’addio?
“Parlo con il cuore ma rispondo solo a cinque o sei domande, mettetevi d’accordo tra di voi…Oggi le regole le metto io, o facciamo come al solito oppure…Decidete voi. Inizio con una piccola critica perché oggi è l’ultimo giorno e non voglio arrabbiarmi: due giorni fa ho fatto una riunione con la squadra e lo staff per dire cosa pensavo e cosa sentivo. Ho salutato i calciatori in spagnolo, perché ho parlato con il cuore. Un gesto che non dimenticherò mai. La critica va a quello che è uscito dalla stampa: sono tutte bugie quelle che sono uscite fuori, io qui ho un foglio con scritto quello che ho detto ai calciatori. Non lo mostro perché non l’ho mai fatto, mi da fastidio vedere che non c’è nulla di vero. Lo faccio come critica non per me ma per chi verrà dopo: questo è un posto bello ma ha bisogno di aiuto, spero che chi verrà dopo non dovrà soffrire come me. Per me è stato un grandissimo piacere essere qui, non mi sono mai pentito: ci sono state giornate negative, la mia famiglia è molto felice di essere qui, li ho dovuti convincere per andare via. Ho sempre avuto il rispetto di tutti i tifosi per strada, sono sempre stati fedeli e li ringrazio. Me ne vado perché sono molto stanco, ho dato il cento per cento, anche quando mi sono mancate le forze. Non credo che recupererò le forze in estate, quindi come potrei convincere un gruppo di persone: il prossimo anno non allenerò, sicuro, devo pensare alla mia forza. Sono passionale, questa è stata un’avventura più che un progetto: bellissima, difficile, ho cercato di arrivare avanti con tutta l’energia, se parliamo dei risultati, e sono quelli che contano, non siamo riusciti a portarla avanti. Non penso che sia una stagione brutta, almeno per me: la squadra è migliorata, non si vede da fuori ma negli allenamenti, si sono impegnati e per questi li ho difesi. Li ringrazio nel mio ultimo giorno perché si sono messi dentro a ciò che pensavo, ho provato a convincerli e sono riuscito a farlo in un’alta percentuale. Cosa mi manca? Ci sono tifosi che non capiscono quello che faccio, io sono onesto con me stesso per primo, poi con tutto il resto: ho sempre detto che non mi sarei mai aggrappato alla sedia, non voglio iniziare una stagione e alla minima difficoltà essere considerato il punto di rottura. I tifosi sono stati fedelissimi, la squadra e la società ne hanno bisogno e auguro alla società tanti successi per quanto riguarda il comportamento e l’essere una squadra. Non devo rimproverare nessuno, se ho fatto qualche sbaglio chiedo scusa perché qualche volta uno ha la sua personalità ma credo di essere stato giusto. sono convinto che in Italia si possa giocare un buon calcio e mi piacciono gli allenatori che giocano d’attacco. Migliorerò la fase difensiva, non preoccupatevi ma alla fine è stato un grande onore essere allenatore della Roma”


Che tipo di errori pensa di aver commesso?
“Tanti, tanti errori. Ma sarebbe brutto il giorno dell’addio parlarne. Sono tutti relazionati con il calcio, come allenatore ho cercato di avvicinarmi alla partita facendo capire ai calciatori quello che saremmo andati a trovare: volevo facilitarli nell’approccio, poi loro hanno una personalità e il modo di interpretare. Il mio compito è stato quello di cercare di rendere più facile il loro lavoro. Si possono migliorare tante cose ed è importante: sono talmente competitivo che ogni sconfitta è stato un dispiacere enorme, io voglio vincere sempre, anche in allenamento e per me è giusto che si debba giudicare un allenatore per i risultati. Il prossimo anno avrei fatto comunque quello che ho fatto, continuo ad essere convinto di un’idea di calcio spettacolare, i calciatori amano lavorare pensando a quello che troveranno in campo.”

Nel sogno “spezzato” ha influito anche l’ambiente? Il rapporto con Totti?
Ieri ho fatto una battuta con Striscia…Mia moglie è preoccupata per quanto ho parlato bene di Totti, mi sto innamorando…Francesco è qua perchè sa che altrimenti domani non gioca…Un rapporto speciale, dall’inizio, avevo una bellissima sensazione con lui e mi ricordo anche le parole che gli ho detto quando c’era il presunto litigio, gli dissi che non ce l’avevo con lui anzi, al contrario, ho un grande rispetto come persona e come calciatore. È stato un piacere perché è un campione. Rimarrò qua a Roma due, tre, quattro mesi in più per conoscere bene la città oltre il Raccordo: ho sempre visto i tifosi fiduciosi, anche dicendomi che alcune cose non piacevano, è normale. Non ho paura, il mio è un pensiero di stanchezza, non penso di recuperare la forza di cui ho bisogno nel giro di un’estate. Sono diverso come allenatore perché questa è una passione, un impegno e forse dovrei pensarla diversamente: preferisco un anno intenso piuttosto che tre piano piano”

Hai trovato un “muro” nel calcio italiano?
Un allenatore è sempre importante ma la percentuale in una squadra dipende da che tipo di allenatore: eravamo due allenatori stranieri all’inizio, io e Mhiajlovic, ma lui è praticamente italiano. Non è diverso il calcio italiano: come in tutte le nazioni ci sono allenatori bravi e cattivi, non dipende da dove sei nato. Non è stato così difficile come voi la vedete, è stata una stagione tosta ma penso che ci siano delle squadre italiane che hanno giocato bene, Juve, Milan e Udinese: il resto è stata una stagione diversa, difficile nel farla diventare regolare. Sono stati tutti gentilissimi i miei compagni di ruolo, anche quando abbiamo perso: è stato un piacere essere con loro anche a Coverciano nelle riunioni. Ieri quando sono arrivato a casa con il Tapiro ho detto ai miei figli che era per l’allenatore straniero più bravo in Serie A”

C’è qualcosa nell’ambiente calcistico romano che crea difficoltà?
“No, per me è meglio che parlate tra di voi. Sono qui e non conosco neanche il dieci per cento di quello che si dice: ho cercato di fare il mio lavoro, è giusto che sia giudicato da tutti e non ho nessun rimprovero da fare a niente e nessuno. Ripeto che è un orgoglio rappresentare questa squadra: per me non è una dimissione, è il momento giusto per preparare la nuova stagione da parte della società, non ho mai pensato di dimettermi dopo una sconfitta, per me adesso non ci saranno più sconfitte con la Roma. Non è un anno buttato al vento, la squadra è migliorata nei comportamenti in campo e nello spogliatoio, hanno più senso di responsabilità: io ho fatto i primi passi, adesso deve continuare qualcun altro il lavoro”

Lei aveva tutte le componenti dalla sua parte, dalla società alla squadra, come mai questa scelta?
“Ho molto rispetto per quello che rappresento: è impossibile lavorare in circostanze come queste, con una società che ha fiducia illimitata, sai perché? Perchè prima dei professionisti sono persone, le persone per me vanno prima di tutto.”

Anche con l’Europa sarebbe andato via?
“Ogni sconfitta fa male, a tutti. Se fossimo riusciti ad arrivare in Champions non so cosa sarebbe successo, questa è la realtà e questa la mia decisione.”

Vuole dare un consiglio al suo successore?
“Dipende dalla forza di ognuno…Non penso io sia la persona giusta per consigliare: sicuramente la società prenderà l’allenatore giusto, dovrete avere pazienza e dare la tranquillità per farli lavorare.”

Perchè la sua idea di calcio non è andata oltre Bologna?
“Bologna-Roma è stata bella ma ne abbiamo fatte altre di alto livello. Si può giocare bel calcio in Italia, poi ogni allenatore fa la sua scelta: ogni giorno si deve decidere tutto. Fallimento?  Io ho dato il cento per cento, così come i ragazzi, non potrò mai dire che è un fallimento. Una stagione difficile, ma non la definisco un fallimento.”

Lei sta pagando gli sbagli di questa stagione?
“Continuo a pensare che devo essere giusto con me stesso e con quello che rappresento. Non si deve cercare un colpevole ma il miglioramento della Roma in un futuro prossimo.”

Qual è l’eredità che lascia al suo successore? Pensa di aver lasciato un segno?
“Non ho mai pensato di lasciare un segno, non so chi sarà il prossimo allenatore ma il gruppo è fantastico. Abbiamo cercato di fare qualcosa oltre il campo. Se si parlerà di me? Non mi preoccupa, quello che spero è che il prossimo allenatore abbia il mio stesso appoggio”

Quando recupererà le energie vorrà allenare ancora in Italia?
“L’Italia mi piace tantissimo, Roma in particolare. Non ho sentimenti di rivincita ma sono sicuro che questo tipo di calcio si può fare in qualsiasi paese. Riprovarci? Chissà…”


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