L’Avvocato Di Cintio a FR: “I calciatori devono attenersi alle leggi statali. Taglio stipendi? Serve unità di intenti”

L’Avvocato Di Cintio a FR: “I calciatori devono attenersi alle leggi statali. Taglio stipendi? Serve unità di intenti”

Queste le parole dell’esperto di diritto sportivo: “Higuain e gli altri si sono mossi nel rispetto del DPCM. Il caso Sion è stato possibile perché in Svizzera hanno una legislazione diversa”

di Gianluca Viscogliosi

Indignazione e polemiche. Queste le conseguenze mediatiche dopo l’addio all’Italia di Higuain, Pjanic e Khedira, con successiva discussione aperta sulle responsabilità singole dei calciatori e sul ruolo che le società devono giocare in questo momento. “I calciatori non devono violare le normative statali e le regole imposte dalla società, questo è il concetto”. A parlare a forzaroma.info è l’avvocato esperto di diritto sportivo Cesare Di Cintio, che si è concentrato successivamente anche sulla questione stipendi e decurtazioni.

Quale è il rischio a cui vanno incontro i calciatori lasciando l’Italia?
Se parliamo di serie A ovviamente è d’obbligo far riferimento all’accordo Collettivo Aic-Lega di Serie A. L’art 9, rubricato “tutela sanitaria” al comma 2 specifica che “e società e i calciatori sono tenuti alla stretta osservanza delle disposizione di legge, del CONI, della FIGC in materia di tutela della salute…”.  Il successivo art. 10 comma 1 recita “il calciatore deve adempiere la propria prestazione sportiva nell’ambito della organizzazione predisposta dalla società e con l’osservanza delle estrazioni tecniche e delle altre prescrizioni impartite per il conseguimento degli scopi agonistici”. I calciatori pertanto per non incorrere in violazioni devo attenersi a quanto disposto dalle autorità Governative in relazione ai DPCM emessi per la tutela della salute pubblica. E devono fare in modo modo di essere a disposizione della società allorquando, terminato il periodo convenzionale di sospensione degli allenamenti di gruppo, dovranno essere nuovamente presenti al campo sportivo.

Come si devono comportare le società?
Le società si devono attenere a quanto stabilito dai DPCM emessi per la tutela della salute anche in campo sportivo e a quanto deliberato dalle singole Leghe per quanto concerne la ripresa degli allenamenti. È chiaro che la posizione assunta dalla lega di serie A (e dalla FIGC e dalle altre leghe in genere) è stata, correttamente, più stringente rispetto a quanto disposto dal governo che, comunque sul punto, aveva lasciato una certo margine di autonomia alle singole Federazioni.

Quello di Higuain – e dei suoi compagni – può essere un precedente pericoloso?
Mi riporto a quanto già espresso nella prima domanda. Se il giocatore non viola disposizioni normative statali e direttive del club non incorre in alcun problema. Il giocatore è risultato negativo al Covid 19 per cui con la nuova autocertificazione si è potuto muovere per raggiungere la famiglia. Tutto in linea con il DPCM.

Per il futuro si sta parlando molto della riduzione degli stipendi…
Tema molto delicato che dovrà esser affrontato con un confronto ampio e condiviso tra tutte le parti in causa: società, allenatori e giocatori. Il periodo è complicato per tutti e come tale anche per le aziende che spesso “sorreggono” le società sportive. Serve unità per superare la crisi.

Sarebbe una riduzione proporzionale? E Da chi dovrà essere imposta?
È ancora presto per effettuare delle analisi su percentuali poiché prima bisogna risolvere il problema preliminare: ovvero sconfiggere il virus.

Il Sion ha imposto una riduzione al minimo sindacale e i calciatori che non si sono adeguati sono stati licenziati. Si rischia un caso simile in Serie A?
La legislazione Svizzera in tema di rapporti di lavoro sportivo è strutturata in modo diverso rispetto a quella italiana dove per giungere alla risoluzione di un contratto è necessario ricorrere ai Collegi Arbitrali delle singole leghe. In italia ci sono sicuramente maggiori tutele. In applicazione della legislazione Svizzera la possibilità di licenziamento è contemplata in caso di gravi motivi, fatta salva comunque la possibilità del lavoratore sportivo di oppugnare la comunicazione di recesso inviata dal club.

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