La Roma e i cartellini rossi: 3 su 8 per fallo da ultimo uomo

di Redazione, @forzaroma

(di Luca Parmigiani) E’ cominciata nell’indifferenza assoluta la settimana post derby della Roma. Da anni i tifosi della Magica non vivevano sensazioni derivanti da due derby persi consecutivamente nella stessa annata e le conseguenze di questo ko sono molte e pesanti.

 

Una di queste riguarda il primato, negativo, del numero di espulsioni dei giallorossi: ben 8, come nessun altro club di Serie A.

Un dato che può avere molteplici spiegazioni e che andiamo ad analizzare per vedere da dove nascono tutti questi rossi in casa Roma.

Tutto iniziò alla prima giornata di campionato, con la Roma subito sconfitta in casa con il Cagliari. Al 69’ Gava espelle Josè Angel per un fallo da dietro sul rossoblù Biondini anche se in molti ritengono questo rosso una decisione esagerata da parte dell’arbitro.

Il secondo rosso chiama in causa una delle più grandi delusioni di quest’anno: Lazio-Roma 2-1.

La Roma è in vantaggio grazie alla rete di Osvaldo poi al 51’ arriva l’espulsione di Kjaer che cambia tutto, con i cugini che rimonteranno e vinceranno il derby al 93’.

Il danese ferma irregolarmente Brocchi, lanciato in verticale in area: il difensore entra in maniera scomposta e frettolosa, visto che il pallone sarebbe finito a Stekelenburg. Però la frittata è fatta e da lì inizia il calvario.

Il 4 dicembre resterà purtroppo una data storica: la Roma per la prima volta nella storia finisce una partita addirittura in 8. Juan viene espulso al 15’: il brasiliano sbaglia l’intervento su Jovetic e finisce per atterrare il montenegrino in area di rigore. Rigore, espulsione e 1-0 per la Fiorentina. Partita ovviamente in salita, che peggiora quando nel secondo tempo, sul 2-0 per i viola, Gago, già ammonito, in scivolata atterra Jovetic lanciato in contropiede.

Il terzo rosso è per Bojan che sulla linea di porta ingenuamente colpisce il pallone volontariamente con le mani: secondo rigore per la Fiorentina che Silva realizza per il 3-0 definitivo.

Molto spesso i rossi sono coincisi con prestazioni disastrose che hanno lasciato il segno nell’animo dei giallorossi: è quello che è successo nella batosta presa a Bergamo dall’Atalanta, un sonoro 4-1 senza appello.

Questa volta i rossi non sono dettati da errori tecnici, di posizione o per contropiede subito, ma sono due gesti che secondo la nuova dirigenza giallorossa mal si conciliano con il nuovo codice interno in vigore a Trigoria. Osvaldo riceve il rosso diretto (la Roma ha tuttavia presentato ricorso per le 2 giornate di squalifica) per uno scontro a palla lontana con Cigarini mentre Cassetti, entrato da pochi minuti, finisce anzitempo la partita per aver mandato a quel paese il guardalinee.

Infine si arriva a domenica scorsa, con l’espulsione a Stekelenburg dopo neanche 10’: anche se è vero che la regola rigore-espulsione è assurda (come ha dichiarato lunedì scorso Nicchi) c’è da dire in tutta onestà che quell’azione nasce da un errore madornale dei giallorossi, con Heinze che sbaglia l’appoggio e la linea difensiva che si fa trovare impreparata lasciando spazio al contropiede biancoceleste che scaturirà nel rigore trasformato da Hernanes.

Quindi a parte gli episodi di Bergamo, diverse espulsioni nascono dal fatto che la difesa giallorossa è troppo esposta in certi casi agli attacchi degli avversari e il rosso diventa purtroppo un’eventualità che si può concretizzare.

Ed è qua che sorge il paradosso: ma se è la Roma che comanda il gioco, che ha sempre una percentuale più alta rispetto agli avversari sia per possesso palla che per supremazia territoriale, perché sono proprio i giallorossi ad avere più espulsioni in Serie A?

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy