Florenzi: “Parlerò con Fonseca del mio futuro a giugno. Devo a Totti e De Rossi ciò che sono” – VIDEO

L’ex capitano della Roma: “Difendere la maglia della tua città è un grande orgoglio ma anche una grande responsabilità: hai sempre gli occhi puntati addosso”

di Redazione, @forzaroma

Alessandro Florenzi, direttamente da Valencia, torna a parlare in una diretta social. Questa volta il suo interlocutore è Marco Montemagno. Ecco cosa ha raccontato l’ex capitano della Roma:

Che differenze hai trovato tra il calcio italiano e quello spagnolo?
Di calcio qui ne ho vissuto poco, ho fatto solo tre o quattro partite. Sembra più aperto, meno tattico. Le squadre sono molto propense all’attacco. Io ho vissuto in una città dove il calcio è parte integrante. La passione che c’è per il calcio a Roma la trovi a Buenos Aires, al Boca Juniors. Ho trovato meno passione e un po’ più di libertà qui. In stazione abbiamo fatto il biglietto come persone normali, a Roma avevamo la scorta.

Tu, Totti e De Rossi vi sentivate di dare qualcosa in più per la maglia?
Internamente a noi bastava uno sguardo. Bastava poco a far capire agli altri quanto per noi contasse quella maglia o quanto per noi contasse una partita. Bastava che ci guardassero negli occhi, eravamo posseduti. Difendere la maglia della tua città è un grande orgoglio ma anche una grande responsabilità: hai sempre gli occhi puntati addosso. È una bella responsabilità. Un giocatore romano per i tifosi romani è un qualcosa di unico, come unico è il rapporto che ho con Totti e De Rossi. Ci sentiamo spesso. Due o tre giorni fa mi sono sentito con entrambi. Con Francesco ho un rapporto eccezionale, con Daniele ne ho uno fantastico. Loro sono stati il mio cammino. Come mi sono formato come calciatore e come uomo lo devo a Totti e De Rossi. Mi hanno insegnato la Roma. Posso solo ringraziarli.

Che differenze hai trovato negli allenamenti?
Qui hanno dei campi che sono fantastici per allenarsi e per giocare. In passato abbiamo detto alla Roma che c’erano dei campi non adeguati dove ci allenavamo e ora stanno migliorando la situazione.

Cosa si dice nell’ambiente rispetto ad una riapertura?
Sto cercando di capire se in Italia siano troppo prudenti oppure in Spagna troppo liberi. Oggi qui sono aperti i parrucchieri, in Italia aprono il primo di giugno. Qui sono aperti i ristoranti e in Italia non si sa quando riapriranno. Si sta cercando di fare simil-Germania, dove sono parecchio avanti. Apriranno i cinema con il 30% di disponibilità di posti. Calcisticamente parlando siamo molto simili invece. Quando saranno diminuiti i contagi in tutta la Spagna si ripartirà a porte chiuse con il calcio.

Eri davvero vicino all’Inter?
L’ho già detto, ho rifiutato l’Inter quando ho rinnovato il contratto con la Roma. C’era un’offerta importante da parte dei nerazzurri, ma per varie situazioni e seguendo quello che mi diceva il cuore ho deciso di rimanere a Roma.

Cosa si prova a segnare un gol da metà campo?
Sembra un gol da film. Ieri mi hanno fatto notare che hanno fatto un’equazione con quel gol. Me l’ha segnalato mia moglie.

Cosa hai pensato nella tua testa?
Ho visto Edin che faceva un taglio e i due difensori lo hanno seguito. Quindi ho pensato che se gliel’avessi passata avrei perso la palla. Ho visto ter Stegen fuori dai pali e ho pensato: “Ci provo”. L’istinto mi ha detto questo. Poi ho visto che la traiettoria era giusta, ma la vedevo dritta nel palo. La corsa del portiere mi ha fatto capire che la palla stava per entrare. Ho pensato: “Vuoi vedere che ci siamo?”. Poi palo, gol e “Oddio!”. Ho visto tutti i miei compagni che mi venivano addosso ed è una cosa che non scorderò mai nella mia vita.

Fonseca?
È ed è stato una persona importante per me. È stato un allenatore vero, che dice quello che pensa. Abbiamo provato a fare un percorso e mi ha detto quelle che erano le sue sensazioni su di me. A giugno faremo lo stesso, sarà chiaro come lo è stato a gennaio. Uomo e persona top.

Hai fatto molte iniziative sui social…
Li gestisco io insieme a Max (Sardella, il suo social media manager, ndc). All’inizio ero molto più attivo a leggere i commenti. Quando ero più piccolo, all’inizio vedevo tutte le tv, ascoltavo tutte le radio e leggevo ogni virgola sui social. Poi vedendo che mi portavano ad una “malattia” mi sono chiesto: “perché?”. Un bambino di 12-13 anni che viene ad augurarti la morte… mi chiedo che problemi ci siano dietro. Se capisci questo è tutto più bello. Da giovane fai fatica a capire. Io sono molto riservato su tante cose, il mio essere umile passa come un essere arrogante. Piano piano cercherò di essere umile, ma anche far capire che l’umiltà non vuol dire arroganza.

Qual è stato il boato più forte che hai mai sentito nella tua vita?
Credo sia stato quello alla fine di Roma-Barcellona 3-0.

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