Ennesimo attacco alla Roma

di finconsadmin

(di Alessio Nardo) E’ un anno molto particolare. Nulla di nuovo, d’altronde. Quando la Roma (e spesso le capita) è forte e competitiva iniziano a succedere cose strane. Numeri da record, impressionanti, strepitosi. Vicini, i ragazzi di Garcia, a battere il record di punti della storia giallorossa. Eppure, anche quest’anno ci dovremo rassegnare (al 99,9%) al secondo posto. Per la dodicesima volta in 87 anni. Una presenza costante sul podio del campionato, a fronte di tre soli scudetti. Soltanto un caso? Sì per i perbenisti, no per chi ha voglia di guardare un pochino più a fondo.

 

Ci daranno dei piagnoni, anche stavolta. Poco importa. Ce lo prendiamo. Quel che conta è raccontare le cose come stanno, avere il coraggio di dire e ricordare, senza essere affossati da un inevitabile senso di frustrazione. Pensavamo di averne viste già abbastanza in passato. Senza arrivare ai tempi del gol di Turone, è sufficiente guardare indietro di qualche anno. Campionato 2003-2004: il fallo di mano (da rigore) di Shevchenko nel match scudetto Milan-Roma a San Siro. Tricolore poi vinto dai rossoneri (l’unico con Ancelotti in panchina…) con tanto di punteggio record per la Serie A a diciotto squadre. Poi, i 97 punti dell’Inter di Mancini nel 2006-2007 (primato che probabilmente verrà abbattuto dalla Juve di Conte), l’ignobile rapina del 2007-2008 (con almeno quindici episodi arbitrali a favore dei nerazzurri, campioni a fine anno con due lunghezze sulla Roma) ed il famoso Roma-Samp del 25 aprile 2010, con la doppietta di Pazzini preceduta da due calci di rigore netti non assegnati ai giallorossi sul risultato di 1-0.

 

Ci fermiamo qui, riguardo al passato. Non andiamo oltre, anche se di elementi a disposizione ne avremmo ancora tanti. Ciò a cui stiamo assistendo in questa stagione è clamoroso, vergognoso, paradossale e comico. Batte tutto il resto. Da inizio anno, la Roma è stata oggetto di un attacco totale (sportivo e mediatico) da parte di un universo marcio che poco ha gradito il ritorno giallorosso ad alti livelli. Siamo persino abituati, dopo tanti scempi (quelle citati poc’anzi), ad assorbire e digerire tutto con disarmante facilità. Come se uno scandalo valesse l’altro, come se fosse normale dover accettare il peggio. Ora no, ora basta. Quel che stiamo vedendo è inaccettabile, ed il caso Destro ne è soltanto l’ultimo esempio. Si parte dal discorso curve, con la Sud e la Nord chiuse più volte per cori ritenuti di “discriminazione territoriale”. Il regolamento dice questo? Benissimo. Ma come mai altre tifoserie continuano a farla franca? Chi è stato a Napoli quest’anno (in Coppa e/o in campionato) sa bene cosa è successo. Ha ascoltato i cori dei tifosi napoletani, ha letto i loro striscioni. Chiari, inequivocabili. “Romano bastardo” l’epiteto più dolce ed affettuoso. Niente, nessun tipo di squalifica o di sanzione. Piccola rivincita partenopea, a fronte di una sentenza del campo (12 punti di differenza) non colmabile nemmeno dall’alto visto l’enorme divario di valori tra le due squadre.

 

Poi c’è il campo, in senso stretto. Un discorso scudetto già chiuso col lucchetto a sei giornate dalla fine. In teoria, dovrebbe esserlo per la Roma, visti i 76 punti raccolti in 32 partite. Risultato pazzesco, da applausi. E invece no. Come sempre, quando siamo forti (ma forti veramente), c’è chi vuole esserlo di più. O chi deve, riuscendo ad andare oltre ogni umana possibilità. La Juve sfiorerà i cento punti, forse li supererà. Come? Nel modo che conosciamo. Non parliamo a vanvera, ma con i fatti, ricordando l’incredibile serie di errori (?) arbitrali a favore della cara vecchia Signora. Qualche lucido (?) ed onesto (?) benpensante nega il tutto, parla di campionato regolarissimo, di compensazioni, di episodi favorevoli riscontrati su ambedue i fronti, ma non porta prove a sostegno. Non indica almeno 13-14 situazioni chiare ed evidenti a favore della Roma. Perché non lo fa? Perché non si può fare. Mancano gli elementi e ci si attacca ad un fuorigioco millimetrico di Destro con il Torino. O all’offside di Callejon con la Juve non segnalato al San Paolo, a giochi già praticamente fatti (altra geniale trovata: sfavorire i trionfatori a scudetto vinto, facendo passare gli stessi per “vessati”). Cose viste e riviste. Ai tempi di Moggi e di Calciopoli. Un’era che sembrava finita e che invece non lo è affatto.

 

Detto del maltrattamento subìto dai tifosi e dei risultati distorti del campo, arriviamo ai casi individuali. Mattia Destro, fatto fuori dal Giudice Sportivo per quattro giornate a causa del colpo scomposto ma non certo violento rifilato ad Astori durante Cagliari-Roma. Un gesto sanzionabile a posteriori se l’arbitro Massa, durante la partita, non lo avesse già di fatto giudicato, concedendo la punizione in favore dei sardi. Ma la Roma, ancora una volta, fa giurisprudenza. Tosel se ne frega della realtà e punisce Mattia contro ogni concepibile logica. Circa un mese fa assistemmo al fattaccio De Rossi durante il match con l’Inter. Lì fu giusto punire Daniele con tre giornate (Bergonzi non si accorse del pugno a Icardi), anche se si andò ugualmente oltre. Ed il protagonista divenne Prandelli, che escluse il ragazzo dai convocati per Spagna-Italia a causa del “codice etico” adottato su misura per i giocatori della Roma.

 

Tutto persino accettabile, se ci fosse uniformità di giudizio e non venissero utilizzati due pesi e due misure. Vogliamo parlare di Candreva? Il suo cazzotto (da dietro) a Torosidis nel derby di ritorno è sfuggito a tutti. Non a noi. Nessuno ne ha parlato. Eppure c’è, è lì. Niente codici, niente prove televisive, niente di niente. Oscurato, nascosto, dimenticato. Poi Bonucci ed il pestone a Totti (a metà campo) durante Juve-Roma. E Daniele Conti, protagonista (domenica scorsa a Cagliari) di una gomitata “non rilevata” a Pjanic. Infine lui, monsignor Chiellini, il trattore bianconero che in campo può permettersi qualsiasi cosa. Dalla gamba spezzata a Bergessio in Juve-Catania (sul 4-0), al fallo criminale su Pjanic contro la Roma (da rosso), sino al calcio in faccia a Mertens ed alla manata sul volto di Emeghara (da dietro) in Juve-Livorno di ieri. Di fronte all’evidenza si nega, si fa finta di niente. Sparisce l’etica, sparisce Tosel. E tutto va avanti così. “Vergogna” è l’unica parola ammissibile, ma finché a dirla siamo noi, nel nostro piccolo, nulla cambierà. La società, nei suoi uomini più rappresentativi, fa bene a farsi sentire. Tutelando se stessa ed i suoi tifosi, che non meritano di essere presi in giro e sbeffeggiati continuamente.

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy