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Dagli schiaffi del papà alla fuga dal Bologna: ecco Diawara, il regista che non conosceva la colazione

Dagli schiaffi del papà alla fuga dal Bologna: ecco Diawara, il regista che non conosceva la colazione

Fonseca lo conosce per averlo visto contro lo Shakhtar. Nel Napoli non è esploso e i romanisti non l’hanno presa bene...

Marco Prestisimone

Chissà cosa deve aver pensato quando la prima volta, alle 8 del mattino, gli hanno chiesto: “Che prendi da mangiare?”. Quando è arrivato in Italia Diawara non sapeva neanche cosa fosse la colazione. Non l’aveva mai fatta nella sua Guinea. Ma l’Africa non si può odiare – raccontava Malcolm X – e infatti è lì che nasce la passione per il calcio di Amadou, il nuovo regista della Roma. Uno che ha bruciato le tappe e che per farlo si è anche fatto qualche nemico. Una richiesta precisa di Fonseca, che l’ha conosciuto quando l’ha visto giocare al San Paolo contro lo Shakhtar.

I REGALI DI SIRA – A Conakry, la capitale e la città più popolosa della Guinea, sono in pochissimi a credere nel sogno di Amadou di giocare a pallone. Una è Sira, la più grande delle tre sorelle: è lei che gli compra di nascosto le scarpe per giocare nei campi della parrocchia del suo quartiere. In gran segreto, però, visto che il padre insegnante di matematica voleva per lui un futuro diverso. “Dovevo farmi la doccia da un mio amico dopo aver giocato, i miei genitori non dovevano accorgersene”. E infatti quando Amadou a 14 anni si siede accanto al papà e gli rivela che avrebbe voluto fare il calciatore, riceve uno schiaffo che poi diventerà il motore dei suoi sforzi.

SCOPERTA – Ma la volontà ferrea di Diawara ha poi convinto tutti, compreso il padre. Soprattutto però ha convinto Numeku Tounkara, talent scout africano che lo consiglia all’agente Robert Visan: “È un africano con i piedi da brasiliano”. La procedura burocratica per portarlo in Italia è tutt’altro che semplice, ma sono tutti sicuri che sia un predestinato. Anche Pantaleo Corvino, che lo vede una settimana nel suo camp nel Salento e gli promette di portarlo con sé appena possibile. Dopo un breve passaggio alla Virtus Cesena c’è il San Marino: “Quando arrivò aveva con sé solo una maglietta e un paio di jeans, gli regalammo noi delle tute per cambiarsi. E il primo rimborso spese lo usò per comprarsi le scarpe”, ha poi rivelato l’allora direttore sportivo Massimo Andreatini.

DÉJÀ-VU – C’era anche la Roma su di lui prima del trasferimento al Bologna. Troppo bravo per giocare in Lega Pro, il suo livello era un altro. La Serie A, appunto, dove Delio Rossi non ha paura di lanciarlo da perfetto sconosciuto. Da lì l’inizio dell’ascesa e anche qualche distrazione: prende venti multe per raggiungere il centro sportivo di Casteldebole attraversando la zona a traffico limitato di Bologna. I grandi club sono stupiti dalla sua personalità ma il più convinto è Giuntoli (eppure anche stavolta era un'idea della Roma) che lo porta al Napoli dopo qualche problema di troppo in rossoblù: nell’estate 2016 sotto consiglio dei suoi agenti non si presenta in ritiro per forzare i tempi della cessione. E nessuno crede a quel certificato medico che giustifica la sua permanenza in Guinea a causa dello “stress”.

CONVINCERE – Nel Napoli di Sarri colleziona 28 spezzoni il primo anno e 27 il secondo (con i gol al City all'Ethiad e quello al San Paolo contro il Chievo che alimentò il sogno scudetto) alle quali vanno aggiunti i 19 di quest’anno: l’ormai allenatore della Juve gli preferiva quasi sempre Jorginho, mentre Ancelotti lo seguiva molto in allenamento e in ritiro si fermava spesso per delle sessioni private di controllo e passaggio che facevano presagire una stagione diversa. I tifosi della Roma non hanno preso bene il suo arrivo e la sua valutazione, pompata dalla cessione di Manolas. Ora starà a lui convincerli. In fondo c’è già riuscito col papà…