Twitter e la confessione di Lamela. “Vado alla Roma”

di Redazione, @forzaroma

(di Mirko Porcari) – “Sono cambiati i tempi”. No, non è la solita frase fatta. Guardando alla realtà, ad un rapporto rinnovato tra il mondo dorato dei calciatori e la normalità del tifoso comune, non si può non pensare alla portata del cambiamento regalato dai “Social Network”

. All’inizio c’è solo una distanza, un gap incolmabile dato dai soldi e dalla fama, qualcosa di poco comprensibile se non nell’ottica dell’innamorato di calcio: nessuno sa, nessuno capisce, tutti vorrebbero essere protagonisti di una vita percepita come “anomala” e “sopra le righe”. I passi, piccoli ma sostanziali, grazie all’avvento di Internet ed alla curiosità delle persone: sul Web cominciano ad intravedersi biografie, aneddoti e racconti che piano piano assottigliano la linea di demarcazione tra uomo comune e calciatore. Il lato umano esce fuori, nascosto per molto anni cerca di calamitare su di sé l’attenzione dell’opinione pubblica, una corsa che spesso supera le aspettative più semplici: Facebook prima, Twitter poi, una cronologia che dispensa sprazzi di vita quotidiana e pensieri spesso remoti. “Vado a giocare nella Roma, grazie a tutti per il sostegno” Erik Lamela che si confessa dalla sua pagina personale, l’ultimo di una serie di stelle che affidano i loro messaggi alla rete globale. La monolitica presenza di Sir Alex Ferguson ha cercato di arginare la moda serpeggiante tra i suoi adepti del Manchester Utd: “Ci sono milioni di cose diverse da fare che stare su Twitter, magari sarebbe meglio leggere un libro” la catena va avanti, anche Wenger si schiera contro le innovazioni del cyberspazio, ma i calciatori sembrano non volerne sapere. Rooney litiga con i tifosi del Liverpool (lui, figlio dell’Everton, ha sempre vissuto un derby personale contro i Reds) Vidic che sfoga la sua frustrazione nei confronti dell’allenatore scozzese. Fruizioni diverse, si moltiplicano gli alter-ego e con loro le smentite di rito: il rischio della mitomania c’è sempre, ma la libertà delle parole viaggia in fretta. Spesso anche troppo.

 

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