Di Francesco, cura ok. E la difesa della Roma è diventata un bunker

Di Francesco, cura ok. E la difesa della Roma è diventata un bunker

La porta giallorossa è rimasta imbattuta nel 50% delle gare. Il tecnico: “Ma voglio segnare di più”. E ora piace in Premier

Su 20 partite stagionali fin qui disputare, in 10 la Roma non ha subito reti. Un 50% confermato sia in campionato (7 su 14) che in Champions League (3 su 6). Se a questo si aggiunge che – rigori a parte — la Roma (come l’Inter) non ha subito neppure un gol nato da palla inattiva e nemmeno una rete è venuta da tiro da fuori area, si capisce come la fase difensiva non sia affatto improvvisata, ma frutto del gran lavoro di Eusebio Di Francesco.

Come sorprendersi, perciò, che su Di Francesco abbiano messo gli occhi già alcuni club di Premier League? Non troveranno però terreno fertile, perché l’allenatore a Roma sta benissimo e la società a primavera è pronta ad allungare un contratto in scadenza nel 2019. Non è un caso, allora, che il protagonista dica a Roma Radio: “Non mi piace guardare indietro a quello che è stato. Guardo sempre avanti. I miei concetti sono entrati presto nelle teste dei calciatori. Anche a Trigoria tutti mi guardano con il sorriso e spero che questo non cambi con qualche risultato negativo. A volte anche una sconfitta può essere salutare, in certi contesti può farti svoltare, come è successo a noi contro il Napoli. Certo, senza ipocrisia, l’allenatore sa qual è la formazione tipo e quali sono i calciatori più avanti nelle gerarchie, però in tutti c’è un percorso. Abbiamo fatto una scelta precisa: avere due titolari per ruolo, anche con caratteristiche diverse tra loro. Non metto troppi giocatori nuovi tutti insieme. Devo valutare diversi aspetti, compreso il carattere dei calciatori e le loro capacità di leadership. La sconfitta di Vigo in precampionato ne è stata un esempio: era troppo presto per mettere in campo tutti quei calciatori nuovi e io sono stato massacrato, ma era un momento particolare. Sono stato giudicato forse troppo presto”.

(A. Pugliese)

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