Pallotta: “Vendo la Roma se salta il nostro impianto”

Pallotta: “Vendo la Roma se salta il nostro impianto”

L’operazione Rinascimento rischia di chiudere la sua éra: “Che cosa accadrà se dovesse fermarsi l’iter? Mi verrete a trovare a Boston”

di Redazione, @forzaroma

 «È stato bello passare del tempo qui». Fine corsa, anche se la serenità si sovrappone all’amarezza. James Pallotta, però, parla già al passato. Perché non potrà mai fare grande la Roma senza lo stadio di proprietà: lo dice da sempre, lo ripete in queste ore. Come scrive Ugo Trani su “Il Messaggero”, l’operazione Rinascimento rischia di chiudere la sua éra. È alla guida del club giallorosso dal 27 agosto del 2012, ma il suo stadio, prima ancora di aver potuto posare la prima pietra, crolla in pochi secondi. In una telefonata: «Hanno arrestato Parnasi». Sì, proprio il socio scelto per far nascere l’impianto a Tor di Valle. Il presidente lascia subito l’albergo. Nervoso e agitato. Va a fare colazione in Piazza del Popolo. Ha con sé il cellulare, contatta qualche amico italiano. Vuole capire meglio. Si informa sui dettagli dell’indagine, insiste per conoscere l’elenco dei personaggi coinvolti. Rientra dopo le 9 in albergo. È infastidito dalla presenza delle telecamere. Bisogna comprendere il suo stato d’animo: l’aria è improvvisamente diversa. Il blocco è scontato, ma Mr. Jim non anticipa il verdetto: “Perché dovrebbero esserci ritardi? Noi non abbiamo fatto niente. Che cosa accadrà se dovesse fermarsi l’iter? Mi verrete a trovare a Boston”.


Ieri come il 28 maggio dell’anno scorso. Diverso è il contesto. Adesso bisogna prendere atto dei reati contestati a Parnasi e agli altri: corruzione e associazione a delinquere. “Non ho mai detto che me ne sarei andato, lo farei solo in caso di ritardi, ma non vedo perché debbano esserci ritardi visto che la Roma non ha fatto niente di male. Non so tutto quello che sta succedendo, l’ho letto dalla stampa, ma la Roma è estranea. Dal mio punto di vista la Roma non c’entra e costruiremo lo stadio. Tutti lo vogliono, costruiamolo. Tutto doveva essere trasparente, la Raggi ha detto che sarebbe andato tutto ok e così è stato. Non dovremmo avere problemi. Se ho parlato con Parnasi? Non credo abbia il cellulare in galera. Non ho sentito nessuno”. Più tardi interviene sul sito internet del club: “Siamo rattristati e costernati dalle notizie e dagli arresti di questa mattina. Come categoricamente affermato dalla Procura, l’AS Roma non c’entra nulla. Inoltre, contrariamente a quanto riportato da alcuni, gli arresti non coinvolgono chi si occuperà della costruzione dello Stadio della Roma e non hanno nulla a che vedere con la realizzazione dello stadio e del polo di intrattenimento circostante. Ora ci aspettiamo che il progetto venga portato avanti, senza significativi ritardi”. La società fa sapere che Parnasi è proprietario del terreno e in quanto tale è promotore del progetto. Altri, però, si occuperanno della realizzazione dello stadio.

(U. Trani)

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