Roma, è allarme gioco

Roma, è allarme gioco

La squadra di Spalletti ha subito una evidente involuzione di gioco che l’ha portata a incassare 5 gol in tre partite

Uomo derby per eccellenza, soprattutto quando si gioca in “trasferta”. A Manchester come a Roma. Sarà per questo che Edin Dzeko, 7 gol in 9 stracittadine, domenica sera si è sentito in diritto di dare un consiglio: «Se giochiamo come contro il Pescara non riusciremo a battere la Lazio». Uno stimolo per i compagni da parte del bosniaco che qualche mese fa disse: «Vorrei giocare il derby una volta a settimana». Una frase che però ha indispettito Spalletti: «Pensasse a giocare meglio lui. Non basta fare gol, bisogna lavorare per la squadra».

La polemica, giurano a Trigoria, è morta sul nascere. Ma Dzeko, col quale ieri si è schierata la maggioranza dei tifosi, ha toccato un nervo scoperto perché la Roma vista dopo la sosta di metà novembre ha subito una evidente involuzione di gioco che l’ha portata a incassare 5 gol in tre partite (16 totali, settima difesa del campionato) e confermare quella mancanza di attitudine alla lotta che serve nei momenti di difficoltà. Un difetto questo, a dire il vero, che non ha mai abbandonato la Roma quest’anno e che l’ha portata a subire rimonte totali o parziali contro Porto, Viktoria Plzen, Austria Vienna, Cagliari e Atalanta. E a rischiare domenica sera contro il Pescara che in questa stagione non aveva mai segnato 2 reti fuori casa.

Meno brillante quindi nonostante i numeri dei gol fatti che però arrivano quasi esclusivamente dagli attaccanti (29 su 33) diversamente da quanto accadeva con Garcia quando a segnare erano anche difensori e centrocampisti. Ciò che non è cambiato rispetto alla Roma di Rudi (esattamente un anno fa iniziava il tracollo nella sconfitta contro l’Atalanta) è quel continuo senso di precarietà e poco equilibrio mentale nelle partite che oggi coinvolge pure il centrocampo indebolito dalla partenza di Pjanic, dalle condizioni non al top di Strootman e Nainggolan e dall’assenza di ricambi. Altro problema rimasto invariato è quello delle fasce difensive che oggi, in attesa del ritorno di Florenzi e Mario Rui, appartengono a Peres e Palmieri. Domenica dovranno vedersela con Felipe Anderson e Keita. Un flop quello brasiliano che coinvolge pure Gerson e Jesus e che alla Roma sta costando 46 milioni ovvero quanto Sabatini ha speso per il quartetto.

Proprio Gerson domenica sera è stato bocciato da Spalletti: «Non abbiamo tempo per sperimentare». Tradotto: deve andare in prestito a farsi le ossa. L’aspetto positivo, in vista del terribile calendario di dicembre, arriva dall’impatto coi big match: nelle 33 gare con Spalletti, infatti, i giallorossi hanno vinto contro Inter, Milan, Lazio e Napoli (2 volte).

(F.Balzani)

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