Roma, non snobbarla. È la tua Coppa del cuore

Roma, non snobbarla. È la tua Coppa del cuore

Sono trascorsi più di dieci anni dall’ultima coppa nazionale, quella che ha permesso ai tifosi giallorossi qualche notte di festa e una coccarda sulla maglia. È il momento di rivederla e di riportare il trofeo nella capitale

di Francesco Balzani, @FrancescoBalza8

La chiamavano con disprezzo e invidia portaombrelli, ma ora che piovono solo sconfitte e piazzamenti farebbe comodo pure a casa Pallotta. Stiamo parlando della coppa meno illustre, del torneo meno ricco. Della Coppa Italia, la nostra Coppa Italia. Nostra perché nessun trofeo ha mai respirato così tante volte l’aria della Capitale. Tutto iniziò il 1° novembre 1964. Quel giorno, a Torino contro i granata, la rete di Nicolé a 5’ dalla fine portò in bacheca la prima coppa Italia della storia giallorossa.

Per l’esattezza altre otto volte, un record abbattuto solo dalla ingorda Juventus. La Roma, che di certo non vinceva scudetti o coppe internazionali a ripetizione, aveva trovato in quel torneo corto e intenso la sua perfetta dimensione. Gioie quindi, e tante. Nel 1968 quando si giocava a girone, ma soprattutto nei primi anni di Viola quando rappresentò per due volte l’antipasto ideale al secondo tricolore. Nel 1984, invece, la vittoria in finale sul Verona servì a sbollire la rabbia per la finale di coppa Campioni persa col Liverpool così come nel 1991 il successo sulla Sampdoria rappresentò una sorta di mini rivincita dopo la finale Uefa persa con l’Inter.

Insomma ci si poteva rifugiare nella coppa nazionale, c’era comunque modo e motivo per una notte di festa, per un po’ di caroselli, per una coccarda sulla maglia. Da quel 1991 passò il tempo più buio prima dell’ottava coppa, ma nel frattempo arrivò il terzo scudetto e una Supercoppa. Poi due successi, entrambi sull’Inter. L’ultimo nel 2008, e quindi più di 10 anni fa. Un digiuno lunghissimo durante il quale la Roma americana ha buttato giù troppi bocconi amari: la finale del 26 maggio con la Lazio, l’eliminazione storica contro lo Spezia e quella dello scorso anno col Torino B sono sono le più lampanti.

Così la coppa Benedetta è diventata Maledetta, come la rincorsa alla fantomatica stella d’argento. Snobbata, a volte sottovalutata. Perché paga poco in termini economici e di visibilità. Con un’arroganza che la Roma (senza trofei proprio da quel 2008) non può permettersi. Non lo fa la Juventus dei record, non lo hanno fatto negli ultimi dieci anni Inter, Lazio, Napoli e Milan. Tutte vincitrici della “portaombrelli”. Stasera si riparte dalla Virtus Entella, quindi da poco. Ma quel poco non venga sottovalutato, e diventi anzi il terreno fertile sul quale costruire finalmente una vittoria. E’ la strada più breve, di certo la meno impervia nonostante la probabile semifinale con la Juve.
La Roma torni a mettere quella coccarda sulla maglia dopo aver portato due sponsor importanti. Non stonerà, ve lo assicuriamo.

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