Roma-Barcellona 3-0: l’alba di un tramonto

Roma-Barcellona 3-0: l’alba di un tramonto

Perché oggi ripensare a quella serata fa venire rabbia e non gioia? Come è possibile? Fa venire rabbia per quello che poteva essere e non è stato

di Francesco Balzani, @FrancescoBalza8

Il 10 aprile è il 100° giorno del calendario gregoriano, si festeggia Sant’Ezechiele ed è la ricorrenza della partenza del Titanic dal porto di Southampton. E ovviamente è la data di Roma-Barcellona 3-0. Abbiamo scritto il risultato solo per dovere di cronaca, siamo sicuri che lo ricordano anche in Nuova Zelanda. Il 10 aprile 2018 è passato esattamente da un anno. Non sembra, vero? Pare, infatti, passata una vita da quella magica sera dell’Olimpico in cui fu scritta una delle pagine più belle della storia giallorossa. Il gol di Dzeko dopo appena 6 minuti, il rigore di De Rossi e quella capocciata di Manolas che ha fatto sbiancare Messi e fatto girare la testa ai tifosi di tutto il mondo per ammirare la Roma. Di nuovo, come non accadeva da tanti anni.

E’ passato appena un anno, e non sembra. Perché di quella Roma è rimasto pochissimo. Non c’è il portiere eroe Alisson, non ci sono i combattenti Nainggolan e Strootman, non c’è l’allenatore Di Francesco, non c’è Monchi e non c’è più uno stadio così pieno. Trecentossantacinque giorni dopo sembra tutto così lontano, così nostalgico. Perché interrompere una storia d’amore appena scoppiata? Come farlo? Con un tradimento. Quello delle speranze. In quel momento tutti noi, nessuno escluso, abbiamo sperato fosse l’inizio di un gran bel sogno. Come se tutti quegli anni senza trofei fossero stati solo la gavetta di un società che stava per rispettare ogni sua promessa. Regina d’Europa, solo a pensarlo fa venire i brividi. Ci è andata vicina quella Roma, derubata col Liverpool e a un passo dalla finale di Champions. Ma non è stato certo quello il tradimento di cui parliamo.

Perché oggi ripensare a quella serata fa venire rabbia e non gioia? Come è possibile? Fa venire rabbia per quello che poteva essere e non è stato. Oggi in molti maledicono quasi quella data. Alle 23 di quel 10 aprile sarebbe stato impossibile anche solo immaginarlo. “Ripartiamo da qui” o “il prossimo anno con questo temperamento possiamo puntare allo scudetto”, erano le frasi più ascoltate in quella splendida Primavera. Anziché diventare grande però quella Roma si è rimpicciolita. Come Antman. Ha venduto i pezzi migliori, ha demoralizzato quelli rimasti, ha buttato al vento un mare di passione. E oggi, per poter solo sperare di vivere una notte come quella, bisogna sperare in Ranieri e in una rincorsa disperata al quarto posto. La Roma ha avuto paura di diventare grande. E come diceva Marilyn Monroe: “La paura è stupida. Perché è così che nascono i rimpianti”. Peccato, mortale.

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy