Madonna di Campiglio, Di Francesco: “Mi aspetto un campione” – FOTO – VIDEO

Madonna di Campiglio, Di Francesco: “Mi aspetto un campione” – FOTO – VIDEO

Il tecnico giallorosso incontra i tifosi a poche ore dalla fine del ritiro a Pinzolo: “Avere Totti con un ruolo ben definito era un mio desiderio, lui è la Roma e la Roma è Totti”

MADONNA DI CAMPIGLIO – Il ritiro della Roma a Pinzolo corre verso la fine, con i protagonisti giallorossi che hanno spesso anche incontrato i tifosi oltre ad aver dato il via alla preparazione. Questa sera il tecnico Eusebio Di Francesco si racconta in una serata a Madonna di Campiglio a tu per tu con i supporters. Ecco le sue dichiarazioni: “Peccato non aver potuto fare qualche giorno in più qui, questo contesto ti permette di far sentire anche l’affetto di questi meravigliosi tifosi ai giocatori e in particolare ai nuovi acquisti”.

Sul metodo di allenamento in questo ritiro.
Il metodo è metodo, le esercitazioni possono cambiare. Gli obiettivi sono gli stessi, ma difesa-centrocampo-attacco sono un’unica entità, un unico collettivo. Il lavoro deve essere armonioso, si passa dalla parte facile a quella più difficile, come a scuola.

Oggi Pallotta ha incontrato Totti, cosa vuoi dire?
Non so cosa si sono detti. Il mio desiderio e quello della dirigenza è avere Francesco in società con un ruolo ben definito. Spesso però si parla di Roma e di Totti. La Roma è Totti e Totti è la Roma, questo mi piace e voglio chiarire.

Torneranno i nazionali in America, come lavoreranno?
E’ una primissima esperienza per me, gli allenamenti saranno gli stessi per cercare di trasmettere il prima possibile le mie idee e farli conoscere anche con i nuovi acquisti. Mi aspetto una crescita costante, non mi piace dare giudizi prematuri. Sento dire dopo due giorni ‘Quel ragazzo lì è forte’. Ma bisogna valutare tante cose come la crescita, la capacità di saper aspettare qualcuno che è in ritardo e poi si valuterà. Si vedono le potenzialità, è diverso. In alcune partite faremo bene, in altre soffriremo ma fa parte dell’avvicinamento al campionato.

Domani con lo Slovacko, poi i big match.
Le amichevoli vanno fatte, loro si allenano da più di un mese e ne avranno più di noi. Nelle altre partite sarà identico, nell’amichevole contro il PSG sarà difficile avere tutti al top e dovrò fare giocare quelli più allenati e i Primavera più interessanti per vedere se hanno carattere e personalità per affrontare il campionato e le coppe.

Domani vedremo qualcosa o è solo allenante?
E’ allenante, domani qualcuno farà qualcosa in più, poi magari qualcuno si è dovuto fermare per i carichi che si fanno sentire un po’ di più. Vedremo chi ho a disposizione.

Importante lavorare tranquillamente a Sassuolo.
Per me conta lavorare, non conta se tranquillo e sereno. Se hai una mentalità 5-10 persona non cambiano il modo di intepretare il mio lavoro. Magari aumentano le distrazioni, per questo ci saranno a volte le porte chiuse. Il campo comunque lo apriremo anche a Trigoria perché è giusto dare la possibilità ai tifosi di stare vicino ai propri beniamini.

Sei uno studioso della tattica.
Spesso i giocatori non sanno a chi dare la palla, ma i miei calciatori non dovranno dirlo. Dovranno limitare l’errore, in un terreno di gioco comunque ci sono velocità impressionanti. Ho fatto anche il calcio di una volta, i ritmi oggi sono molto superiori, si uniscono tecnica e velocità. Vince chi sbaglia meno.

Bisogna verticalizzare…
Se io do palla a te e di tico mettila tra i due o dove c’è più spazio: se ti faccio scegliere tu andrai sempre sove c’è spazio. Bisogna invece esasperare il concetto e pensare prima ad andare tra i due e alleno quella cosa lì. Chi è più bravo è chi osa e punta l’avversario, se si gioca solo lateralmente posso giocare anche io.

Facevi gli schemi a tavola con le melanzane?
Più che altro sono i bicchieri che girano, di solito puntano la porta. Sono molto attento, ma so fare anche altre cose nella vita. Non aiuta l’ossessione per il proprio lavora, ma bisogna fare le cose al momento giusto. Magari ogni tanto è meglio farsi un bicchiere di vino.

E’ più facile avere a che fare con uno spogliatoio di campioni?
Non è la stessa cosa, direi una bugia. Bisogna però far capire ai campioni e ai giovani che chi merita e dà il massimo in allenamento gioca, il calcio moderno non ti permette di non allenarti. Avere una condizione ottimale ti fa rendere al di sopra della tua qualità. Siamo professionisti, non la trovo una cosa strana. Capita ogni tanto andare fuori, ma sono ragazzi. E’ come l’errore.

Bastone e carota?
Come a casa con i figli.

Sei molto accostato a Zeman.
Io non devo smussare niente. Io parlo con chi è competente, io non sono zemaniano ma sono difranceschiano. Però apprezzo Zeman perché ha fatto vedere un calcio diverso dagli altri. E’ vero che abbiamo perso 4 derby, ma non li ha persi Zeman, li abbiamo persi tutti. Chi scimmiotta non va da nessuna parte e io non scimmiotto. Io parlo quando un allenatore ha delle idee, io ho le mie e non posso piacere a tutti. Cercherò di piacere a più gente possibile.

Che significa avere carattere?
Se hai il pelo sullo stomaco ma non saluti i tifosi sei bravo ma irrispettoso, se fai vincere va bene… Secondo me a Roma va bene solo chi fa vincere, ma lo capisco. Ci sono passato, è tanto che non si vince. Io vengo qui con l’obiettivo di poter vincere, se ci si riesce con un buon calcio meglio ancora.

Cosa significa vincere a Roma?
E’ una cosa bellissima, anche se non sono stato del tutto protagonista per un infortunio. La capacità di saper interagire in uno spogliatoio mantenendo gli equilibri e fare più di quello che sembrava pur non apparendo, è stata una delle cose che mi ha fatto diventare allenatore.

Su Ünder.
Molto interessante, è turco e dovrà imparare la lingua. L’adattamento dei turchi nel passato non è stato ottimale, dovremo essere bravi a capirlo. E’ un calcio differente, ma vi assicuro che ha qualità importanti.

Su Florenzi, sarà una marcia in più.
E’ stato molto sfortunato, sicuramente sarà molto importante.

Tennis o bici?
Farei entrambi, ma sono logorato e preferisco andare in bici. Dovevo correre anche per Francesco…

Tanto affetto dai tifosi, hai anche avuto un colloquio con uno di loro.
Non mi è piaciuto tanto in realtà, quando parli con una persona che non capisce fai fatica a interagire. Può essere tifoso di qualsiasi squadra. Sono schietto e sincero, ma non voglio essere ruffiano ma rispettoso. Prima di tutto nel nostro lavoro c’è la mentalità che diamo ai giocatori e il rispetto per chi ci dà questa fortuna e per primi ci sono i tifosi.

Qual è la cosa che ti fa arrabbiare di più in generale?
Non è la mancanza di rispetto, dico sempre ai ragazzi che si dovranno lamentare quando non gli chiederanno più foto.

Piatto preferito? Piatto preferito?
Col pesce un po’ tutto, gli arrosticini sono il piatto della mia terra ma li mangio di rado.

Sai cucinare?
Assolutamente no.

Il tuo legame con l’Abruzzo?
C’è la famiglia, sono andato via presto, ma il legame è rimasto forte, l’educazione che ho avuto da piccolo mi porta ad avere il desiderio, quando c’è la possibilità, di tornare a casa.

Hai portato il Pescara in B, il Sassuolo in Europa League: due emozioni diverse.
Difficile essere profeta in patria, ma l’esperienza al Sassuolo mi ha dato emozioni indescrivili, senza avere un centro sportivo. Abbiamo raggiunto obiettivi straordinari, sono orgoglioso di parlarne e sarò sempre riconoscente.

Chi hai sentito quando è arrivata la chiamata della Roma?
Mio figlio Federico, che gioca nel Bologna, ma tifa Roma.

Sarebbe difficile allenare un figlio?
Per me uasi impossibile, ci sono delle dinamiche interne da rispettare oltre alle qualità in campo. Si diceva che Berardi è un mio figlioccio e non lo è, figuriamoci con mio figlio… Me ne hanno assegnati alcuni, ma mi lego più alle persone che ai calciatori.

E’ il momento di un po’ di tattica su una lavagna.
Dal pubblico: “Metti Ibrahimovic nella formazione, ne abbiamo bisogno!”

Vi faccio vedere come disegno gli omini, in base a come voglio che siano rivolti. Sono i dettagli che fanno la differenza, questi sono però numeri e basta. Il calcio è dinamico, non statico. Esempi? Se l’avversario è girato di spalle, la difesa sale e attacca altrimenti scappa verso la porta. Attacco? Tutti attaccano, basta fare gol. Ognuno vive l’allenamento come vuole, voglio stare all’interno per capire le difficoltà, non voglio stare in panchina. Magari poi devo dare l’input di corsa a qualche pigro, diventeranno meno pigri a forza di sentirsi la voce sempre lì. O sbroccano o diventano meno pigri. Qui a Pinzolo si sta benissimo, magari si potesse fare una palestra fissa.

Obiettivi di quest’estate?
Lavorare, cercando di fare bene. (Dal pubblico: “Serve un campione”). Cercheremo di comprare un campione, è quello che dobbiamo fare.
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