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Tre interrogativi sulla seconda era Spalletti

Redazione
Da domani dovrebbe partire la seconda stagione giallorossa targata Spalletti (quinto allenatore in cinque anni di gestione a stelle e strisce), con tutta una serie di interrogativi: legittimi

Un epilogo inevitabile e imbarazzante come il tweet di una fidanzata che lo ha «ufficializzato»... pensa te. Dei titoli di coda dell’avventura giallorossa di Garcia si parlerà per un pezzo: un po’ per come è maturato, con la società che gli aveva dato fiducia per l’ennesima volta ma che poi si è dovuta arrendere all’evidenza (finalmente); un po’ perché vedere un tecnico in campo mentre un altro vola al di là dell’oceano per firmare il contratto di «successione» è cartolina quantomeno insolita. Ma era la «clausola di salvaguardia» imposta dal timore del primo faccia a faccia tra Pallotta e Spalletti due, diciamo, «vispi»: poteva succedere di tutto.

Comunque, escludendo clamorosi colpi di scena notturni, da domani dovrebbe partire la seconda stagione giallorossa targata Spalletti (quinto allenatore in cinque anni di gestione a stelle e strisce), con tutta una serie di interrogativi: legittimi. Il primo è legato al secondo ex «ripescato» dal passato: con il primo (Zeman) non era poi andata così bene. Il secondo dubbio è relativo al modo e ai tempi di questa scelta: perché, se la Roma aveva intenzione di prendere Spalletti, non lo ha fatto a Natale quando la triste fine di Garcia era già sotto gli occhi di tutti? Che non fossero poi così convinti...!? Il terzo è sulla capacità di intervento in corsa di un allenatore che si ritrova una squadra pensata per un altro. C’è poi la questione ambientale: Roma è una città «pesante» fatta di «tecnici», grandi maestri, gufi con e senza gli occhiali, ubriaconi, mogli livide. Ma anche una città che ha un pubblico favoloso: unico. Spalletti non si era lasciato benissimo con Roma, la Roma e qualche suo leader: la piazza a un certo punto sembrava «schiacciarlo». Sarà guarito dalla «sindrome di accerchiamento»? I tifosi sperano di sì, ma soprattutto sognano di rivedere la Roma giocare al calcio: sperando non che non sia troppo tardi.

(T. Carmellini)