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Stadio della Roma, in Comune il rebus delle grandi opere

Redazione
C'è il nodo dei due ponti carrabili: quello dei Congressi, 180 milioni di euro di costi, e il Ponte di Traiano, quello indicato dal club giallorosso

Una nube oscura avvolge e sovrasta una parte fondamentale del progetto dello stadio della Roma di Tor di Valle. Una nube che i documenti ufficiali sin qui prodotti dall’Amministrazione Raggi non riescono a dissipare. Si tratta del nodo dei due ponti carrabili: quello dei Congressi, 180 milioni di euro di costi, finanziato per 140 milioni dal Comitato Interministeriale per la Programmazione economica (Cipe) ma la cui progettazione è stata, di fatto, azzerata in Conferenza di Servizi decisoria per le osservazioni del rappresentante dello Stato. E l’altro, quello indicato dalla Roma nel vecchio progetto basato sulla delibera Marino: il Ponte di Traiano – così chiamato per via di una enorme riproduzione di un antico sesterzio romano raffigurante Traiano che realizza il famoso ponte sul Danubio – dal costo di circa 95 milioni di euro comprensivo dello svincolo autostradale e che, nell’idea originaria, sarebbe stato pagato con le cubature a compensazione.

Nelle carte che girano negli uffici capitolini il Ponte della Roma è rimasto. Ma solo sulla carta: mancano, infatti, notizie certe e ufficiali sulla sua effettiva realizzazione o sulla sua cancellazione. Al momento ci sono solo voci: «il ponte resta, lo autorizziamo, ma non lo paghiamo. Se la Roma lo vorrà, vedrà lei come fare». E, aggiungono: «tanto la Prefettura difficilmente autorizzerà l’apertura dello Stadio senza quel ponte» e, quindi, concludono «la Roma alla fine dovrà farlo uguale».