(Il Tempo - S.Liburdi) Dopo un sabato infernale, tra cortei, bus deviati e strade bloccate, costretti a casa senza distrazioni a fermare la tensione della sfida, finalmente si gioca!
Luigi Enrico il nuovo idolo del popolo biancoceleste
Siamo terzi in classifica, ma noi laziali, come sempre nella nostra storia, non possiamo stare tranquilli: un presidente che come Don Chisciotte continua le sue battaglie contro tutto e tutti, al suo fianco il solo Sancio Panza Tare pronto ad assecondarlo; un allenatore che si dimette, poi torna, poi va e poi è ancora lì sulla panchina; ad attaccare le fasce laterali due riserve come Scaloni e Garrido.
Ma al fischio d'inizio si azzera tutto, non esistono più alibi, bisogna vincere! L'attesa dura poco, una decina di minuti ed ecco un incredibile corridoio centrale che si apre davanti ad Hernanes e Klose, che viene atterrato: rigore ed espulsione del portiere. I romanisti protestano, ma sì, protestate! E se per caso il fallo non c'era meglio ancora, il gusto è sicuramente più grande! Ma l'illusione dura poco, ecco il pareggio romanista e il brutto presentimento di vivere una domenica bestiale. I minuti scorrono lenti, ad ogni attacco dei lupacchiotti, qualche battito di cuore in più rispetto al normale pulsare. Guardo le facce dei miei: cerco di scorgere qualche segnale incoraggiante e lo trovo nel volto di Ledesma fisso, concentrato e sufficientemente cattivo, come quando calcia forte la punizione che Mauri tramuta in gol: delirio. Poi si torna in trincea a soffrire, ma noi siamo abituati. Hernanes si divora un gol e giù imprecazioni per il prolungamento di questa tortura domenicale. Totti per poco non pareggia e questo sarebbe stato veramente insopportabile, ma la palla esce di poco.
La Roma continua il suo gioco fatto di possesso palla e passaggi quasi sempre all'indietro, per noi invece, grandi spazi che però non riusciamo a sfruttare. Dopo i quattro minuti di recupero più lunghi del campionato laziale, arriva il triplice fischio e tutti ad abbracciarsi e a correre sotto la curva Nord in un tripudio di colori biancocelesti. Reja è incontenibile, sì proprio lui che aveva perso quattro derby consecutivi, tanto che er Pupone lo aveva indicato come l'uomo partita prima della gara di andata: da quel momento due vittorie, grazie capitano! E grazie a tutti, dalla società ai giocatori, dai tifosi agli allenatori. Sì gli allenatori. Reja e Luis Enrique. Sì perché Luigi Enrico da oggi sarà osannato come nuovo idolo del popolo laziale.
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