(Il Tempo - E.Menghi) Era ancora un consigliere quando Pallotta l’aveva convocato in America assieme a Sabatini e Zanzi per programmare il futuro, dal nuovo allenatore al mercato dei giocatori. Baldini aveva già rassegnato le dimissioni e Baldissoni sarebbe diventato ufficialmente il suo erede un mese e mezzo dopo (il 22 luglio scorso), anche se sin dall’avvento degli americani, scovati proprio da lui a Boston, già si muoveva da dirigente: «Non me lo sarei immaginato. Ho semplicemente deciso di accettare una richiesta della proprietà che si è ripetuta per un po' di tempo. Quello che si è aggiunto è un ulteriore senso di responsabilità nell'occuparmi di qualcosa di così importante per tanta gente».
Baldissoni: La Roma sarà regina
Da direttore generale della Roma sa che ogni promessa annunciata ha un suo peso, ma si sente di farne una nella prima intervista a Roma Channel: «Non dobbiamo avere ambizioni limitate. Dire che l’obiettivo è portare la Roma ad essere la regina d'Europa è doveroso, anche se adesso non lo è. Se non pensassimo di poterla portare ai vertici del calcio internazionale, faremo un torto alla squadra e ai tifosi e non potremmo fare questo lavoro. Dobbiamo puntare all’eccellenza».
Per capire se la strada è quella giusta, sarà utile il test contro il Napoli: «I risultati sono una cartina tornasole, danno la possibilità di misurare quello che si sta facendo in una maniera più semplice e diretta. Si sta cercando di costruire un futuro a questa squadra. Sarà importante vedere se la Roma sarà in grado di continuare nel percorso che ha intrapreso quest’anno con grande soddisfazione. È l’evento calcistico del mese».
Spettacolo maggiore, biglietti più cari: è questo il binomio inscindibile che la società ha adottato per le partite di cartello. «Non credo si spenda meno per vedere un concerto o andare al ristorante. Comprare singole partite ha un costo maggiore che essere sempre allo stadio, dimostrando che la passione prescinde da quello che è l'evento del giorno». Quello con più appeal finora è stato il derby del 22 settembre, il suo primo da direttore generale, dopo i cinque vissuti da consigliere (4 sconfitte e un pareggio). Stavolta ha assistito a una vittoria, con il presidente Pallotta al fianco: «È rimasto poco seduto vicino a me, era talmente teso ed emozionato che non riusciva a stare fermo. Vive così tutte le partite, non si può pensare di acquistare una società e non esserne il primo tifoso. Dalla fine della scorsa stagione ha voluto essere ancora più coinvolto, anche nelle decisioni quotidiane. Il suo contributo è non solo benvenuto, ma anche positivo».
Lo stadio sarà la sua firma: «Abbiamo cominciato questo processo un anno e mezzo fa e si è fatto già un lavoro concreto. Cerchiamo di procedere in fretta, a prescindere dalla legge sugli stadi. In futuro sarà per noi un moltiplicatore di ricavi e potrà rafforzare la capacità di investimento della società. La campagna acquisti non è collegata con lo stadio. Le cessioni di Lamela e Marquinhos, potenziali campioni, non significano rinunciare alla competitività». Soprattutto se vai a pescare uno come Strootman in Olanda, accompagnando Sabatini in «missione»: «Sono ancora stanco, Walter non mi aiuta, lui non fa un giorno di vacanza da vent’anni (ride, ndc). È stato stressante, ma la squadra ci sta ripagando di tanti sacrifici e speriamo che continui così».
All’Olimpico, intanto, Baldissoni aspetta Montella, non da avversario ma da ex con un posto nella nuova Hall of Fame: «Dobbiamo far combaciare il nostro calendario con quello della Fiorentina, perché vogliamo Vincenzo in campo per ritirare il premio». Chiusura dedicata al razzismo: «Siamo contrarissimi a qualsiasi discriminazione razziale. Quella territoriale è altrettanto disdicevole. Ma la norma è generale e astratta: va resa attuale».
Solo un consiglio da chi era abituato a darne e ora fa anche di più: vuole essere protagonista di una Roma che punta a diventare regina d’Europa.
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