Roma e i rinnovi, l'arte dell'equilibrio
Da un lato la permanenza dello zoccolo duro richiesta a più riprese e pubblicamente dall'allenatore, dall'altro gli inevitabili equilibri di spogliatoio dei quali tenere conto. Non è semplice il lavoro di D'Amico, come del resto non lo era quello di Massara. Perché la Roma, all'indomani della qualificazione in Champions e della scadenza di un paio di contratti pesanti (Dybala e Pellegrini), e chiamata proprio in questi giorni a riscrivere una linea guida economica da seguire all'interno del club sia per gli annosi rapporti con la Ue fa ma anche per non alterare l'armonia che si è creata nella squadra. La Roma sta cambiando lentamente pelle anche dal punto di vista degli ingaggi e se ne sta accorgendo Dybala. Domanda antipatica ma scontata: come la prenderebbe però Paulo, se venisse a sapere che Celik guadagna 3 milioni? Ma non solo lui. Pellegrini, ad esempio, è pronto a sedersi per discutere del prolungamento. Lorenzo - scrive Stefano Carina su Il Messaggero - parte da una base fissa di 4,5 milioni più benefits. Può guadagnare meno di Zeki? I rischio di creare un effetto a catena è dietro l'angolo: Wesley (2,3), Koné (2,6), El Aynaoui (1,7), per citarne soltanto alcuni, sono tutti calciatori che non esiterebbero a bussare alla porta dell'ufficio di D'Amico. Funziona così, da sempre e ovunque. Per questo motivo i rinnovi stanno andando a rilento. Ne esce così lo stallo che D'Amico conta in questa settimana di sbloccare. In agenda c'è un incontro per Pellegrini, si attende una risposta alla proposta a ribasso da Celik (al di sotto di 3 milioni), sono previsti nuovi contatti con Dybala mentre per Cristante. e Mancini, le questioni sembrano molto avanzate.
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