Roma, dammi il cinque
Contro il Verona è stata la prima partita in cui Eusebio Di Francesco ha deciso di cambiare mezza squadra. Non avuto paura, in quella circostanza, di snaturare la traccia del sistema di gioco su cui sta insistendo da un paio di mesi. Ha avuto ragione: 3 successi, 10 gol segnati e 1 subìto, e già 2 punti in più dello scorso torneo. La crescita c'è stata. Perchè le 30 conclusioni su 69 totali del trittico le ha contate nella prima delle tre gare. E' il metodo che dà garanzia e, come si è visto, a prescindere da chi va in campo, come scrive Ugo Trani su Il Messaggero.
Di Francesco, prima ancora di decidere di passare attraverso la rotazione extralarge delle ultime partite, si è augurato di poter sempre allenare 22 giocatori. Due per ruolo. E chi resta fuori non l'ha mai chiamato riserva.
Solo Alisson (l'unico che non ha perso nemmeno un minuto), Kolarov e Dzeko sono sempre partiti dall'inizio. La giostra non si è mai fermata per gli altri, soprattutto dopo le prime 3 partite stagionali. Il turnover è scattato quando è diventato obbligatorio per gli impegni ravvicinati. Mirato a quelli.
Cinque innesti per non perdere il ritmo, fondamentale per il suo gioco che vive di pressing e velocità. "Ora mi diverto anch'io a vedere la Roma. E con me si divertono anche i giocatori. Prima c'era voglia di tenere il pallone staticamente e gli altri ci mangiavano, ora c'è il desiderio di muoverla per arrivare in ampiezza e attaccare. E' quello che voglio. Un calcio verticale ma non significa andare all'altra parte con 40 metri di lancio, ma appunto muovere il pallone, con la qualità degli interpreti e con la condizione di tanti che sta migliorando". Eusebio è fiero di come la squadra lo segue. E di come gli appare.
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