(Il Messaggero - S.Carina) «Sono un uomo diverso, penso le cose in modo diverso e per questo motivo,
«Qui fino alla fine Il futuro? Si vedrà»
nonostante la fiducia della squadra e della società, aspetto di vedere quello che succederà». Poche parole che racchiudono in toto Luis Enrique. Qualche istante prima ai microfoni di Sky, Franco Baldini lo ha confermato per l’ennesima volta ma al tecnico asturiano interessa poco. Ora vuole chiudere la stagione, poi si vedrà. (...) Ha finito di provare l’ennesima delusione dovuta al fatto che anche contro il Napoli per 45 minuti si era illuso di aver ritrovato idee, gioco e ritmo.
Poi la ripresa ha rimesso tutto in discussione, lui in primis, e solo il gol di Simplicio ha evitato che la contestazione della tifoseria fosse ancora più pesante di quella che è stata al fischio finale dell’arbitro Rizzoli: «Difficile sapere se è merito o demerito. Prima parte brillante, ripresa più difficile. Il Napoli ha iniziato a giocare meglio ma penso che i ragazzi abbiano alla fine fatto una buona gara. Nel calcio giocano due squadre, non una. E’ un punto che non serve a molto: credo che i nostri calciatori meritassero molto di più. Come voto do comunque dieci». Inevitabile la domanda su Totti sotto la curva: «Francesco è andato sotto la Sud? Non lo avevo visto. L’avevo conosciuto come avversario e sapevo le sue qualità. Ma come uomo è ancora migliore. Io non ci sarei mai andato perché il calcio appartiene ai calciatori. Sono l’allenatore e non ci andrei nemmeno dopo 20 vittorie consecutive. Oggi, poi, poteva esser considerata una provocazione».
Cambiano gli interlocutori e la domanda sul suo futuro torna a infastidirlo. La risposta, però, è sempre sulla stessa linea: «Baldini vuole prendere giocatori adatti per il mio gioco? Ora non ci penso nemmeno, penso solamente a finire il campionato. Non è che non voglio rispondere è che al momento non c’è una posizione definitiva. Il futuro nel calcio non esiste. Quello che è certo è la partita a Verona dove sarò l’allenatore di questa squadra e continuerò ad esserlo sino alla fine del campionato. Poi vedremo, a fine stagione parleremo e capiremo cosa sarà meglio fare». In sala stampa somiglia ad un pugile che non avendo più forze prova a schivare i pugni dell’avversario. Per un po’ gli riesce bene, come quando redarguisce un giornalista, per una domanda secondo lui posta male: «Non ho mai detto che i miei calciatori non hanno personalità ma che la squadra qualche volta ha difettato di personalità. La reazione c’è stata anche contro il Napoli ma io questa voglia la vedo ogni giorno. Forse sono l’unico ma va bene così».
E’ ancora in piedi ma alla fine il colpo del ko va a segno: «Un anno sabbatico? Non si sa mai. Ho tanti difetti ma nessuno che mi conosce può dire che non lavoro e che non do tutto quello che ho, tutti i giorni dell’anno. Vi assicuro, però, che è pesante, molto pesante e anche se è bello mi costa tantissimo essere allenatore». In un ring qualcuno avrebbe forse gettato la spugna.
© RIPRODUZIONE RISERVATA