La Roma in terapia intensiva
Dopo il pareggio contro il Verona, Spalletti è stato esplicito con il suo staff: bisogna ripartire da zero. Tatticamente, tecnicamente e, se sarà possibile, fisicamente. Il lavoro è impegnativo, l’anarchia va sostituita con la collaborazione. Non c’è la squadra. Nel comportamento e nella sintonia. Ma per voltare pagina ci vorrà tempo. Nemmeno il toscano di Certaldo, però, può sapere quanto. Perché la situazione che ha trovato è più grave del previsto, scrive Ugo Trani su "Il Messaggero".
Nella gara di domenica la «frenesia», come ha spiegato Spalletti a fine gara, ha avuto l’effetto del boomerang. Il trasporto di Nainggolan, Florenzi e dello stesso Salah ha portato più confusione che altro. Gente di corsa che spesso ha perso palla per l’eccessiva precipitazione nell’effettuare anche la giocata più semplice e scontata. Una Roma incapace di gestire con lucidità la fase di possesso. Statica nei singoli e deficitaria nella preparazione di gran parte dei titolari. Scollegata nei reparti e nei solisti. Molti interpreti vanno per conto loro. Pochi hanno ripetuto i movimenti provati con l’allenatore a Trigoria.
Dagli allenamenti si vede come Baldini, il collaboratore di Spalletti che cura la difesa, è partito dai movimenti più elementari della linea a 4. Cominciando dalla postura dei centrali, da come si devono sistemare (non frontalmente) quando l’avversario verticalizza l’azione. Lezioni individuali per Manolas, Ruediger, Castan e Gyomber. Come fosse il primo giorno di scuola.
Spalletti, per dare più certezze ai giocatori, si è messo a specchio con il Verona. Difesa a 4, a 3 e ancora a 4. Domenica c’è la Juve eil 3-5-2 di Allegri: non è da escludere, quindi, il 3-4-2-1. In attesa di avere il rinforzo più urgente, l’allenatore può arretrare De Rossi tra Manolas e Ruediger. Oppure confermare Torosidis. La scelta è, dunque, ridotta al minimo. Anche per la linea a 4.
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