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Anche se la matematica non lo vieta, la qualificazione in Champions è inevitabilmente sempre più in salita. Fondamentale sarà il prossimo turno: se la Juve non perde punti a Milano e la Roma non ne approfitta a Bologna, il rischio che cali il sipario in anticipo è molto alto. Ma c'è un altro aspetto che preoccupa di più. Ad oggi il club (ergo, allenatore, direttore sportivo, senior advisor e proprietà) non si è ancora messo seduto per programmare il mercato alla voce entrate. A partire dai rinnovi. Se per Dybala, Celik ed ElSha ad oggi non sembra esserci nessun spiraglio e sono stati congelati gli accordi con Mancini e Cristante, Pellegrini è in attesa, come Hermoso che ha nel contratto una clausola che il club deve esercitare entro giugno per il rinnovo. Se resta l’attuale tecnico sarebbe pressoché automatico, con un altro allenatore chissà. Il 7 sa per primo che dovrà dare un taglio all'attuale ingaggio. Lui - sottolinea Stefano Carina su 'Il Messaggero' - sarebbe anche disponibile a parlarne, soprattutto se ci fosse Gian Piero a guidarlo. Ma i dubbi esistono. Siamo al solito discorso: il tecnico, incassata la fiducia dei Friedkin, ha spiegato ai diretti interessati cosa si aspetta per proseguire. Ma per ora non ha trovato seguito. La Roma è immobile, anche nel mercato in entrata. E non potrebbe essere altrimenti. Massara lavora infatti senza conoscere il portafoglio con il quale potrà muoversi, senza avere la fiducia di Gasperini, senza però avere certezze né sul suo futuro tantomeno su quello dell'allenatore. Gli ultimi nomi accostati sono Munoz e Alajbegovic. I contatti per questa tipologia di calciatori vanno in automatico. Ma sui cosiddetti "profili alla Malen" che vuole Gasp che c'è calma piatta. Così, in un contesto già complicato, i Friedkin, a meno che i risultati non impongano qualcosa di diverso, hanno deciso di rimandare tutte le discussioni a fine stagione. Il rischio di partire ancora una volta in ritardo, è dietro l’angolo.
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